Fernand Braudel Center, Binghamton University
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Commentary No.161, 15 maggio, 2005
Il trionfo diplomatico di Putin
È stato realmente George W. Bush ad essere l'ospite d'onore alla celebrazione
del sessantesimo anniversario del giorno della vittoria alleata in Europa, a
Mosca l'8 maggio 2005? È stato davvero lui, nella Piazza Rossa accanto a Putin,
a passare in rassegna le truppe russe che sfilavano con il passo dell'oca
portando stendardi con la falce e martello e l'immagine di Lenin, mentre i jet
russi rombavano in cielo? Mi sembra che la stampa internazionale abbia dato
poco rilievo al carattere monumentale di questo evento. Come è accaduto che il
maggiore evento di questo sessantesimo anniversario sia stato celebrato a Mosca
e non a Washington, Londra, Parigi o un altro luogo? Come è stato possibile che
tutti siano venuti? Per tutti intendo i presidenti di Francia, Cina, Israele, i
primi ministri di Germania, Italia, Giappone, India , Corea del Sud, il Segretario
Generale delle Nazioni Unite, e un assortimento di rappresentanti di una
cinquantina di altre nazioni. L'unica personalità di rilievo mondiale mancante
è stato il Primo Ministro inglese (forse troppo occupato a medicarsi le ferite
dopo una vittoria elettorale di misura, che è stata tutto meno che gloriosa). Sono
mancate anche personalità di rilievo dalla Corea del Nord (forse per non essere
costrette a riunioni con il gruppo delle 6 nazioni per parlare di armi
nucleari).
Putin ha poi sparso sale sulle ferite degli Stati Uniti. Ha infatti colto
l'occasione per dare una intervista alla stampa americana criticando la
politica estera Usa, e, fatto più rilevante, ha colto l'occasione per un
summit con i leader dell'Unione Europea, con la firma di quattro accordi guida
sull'economia, su libertà, sicurezza e giustizia, sulla sicurezza esterna, e su
ricerca, istruzione e cultura. Accordi che seguono quello dell'11 aprile con la
Germania sulla cooperazione economica in 8 importanti settori, fra i quali le nanotecnologie,
le biotecnologie, e la distribuzione del gas e del petrolio. E poiché
anche Jacques Chirac è venuto (ed è stato alla destra di Putin, mentre Bush era
alla sinistra), Putin lo ha accompagnato ad inaugurare il monumento a Charles
De Gaulle.
La stampa americana ha dato grande rilievo al fatto che tre paesi hanno
rifiutato di partecipare alle celebrazioni (Estonia, Lituania, and Georgia), e
che il Presidente Bush ha inframezzato il suo viaggio a Mosca tra una visita a
Riga (dove ha incontrato i presidenti dei tre stati baltici) ed una in Georgia,
dove ha tenuto discorsi infiammanti sulla democrazia e ricevuto gli applausi
della folla per essere stato critico di Putin e della Russia sia per il
presente che per il passato. Perché allora Bush ha deciso di andare a Mosca? Nel
novembre 2001, Putin aveva visitato Bush a Crawford, nel Texas, e tutti
ricordano come Bush avesse parlato della fiducia che gli ispirava Putin perché
lui lo "aveva guardato negli occhi". Nel maggio 2005, Bush è
salito sulla automobile personale di Putin e hanno girato, entrambi con ampi
sorrisi sulle facce, in modo che ogni fotografo potesse vedere quanto vicini
fossero. Che senso ha tutto cio?
Si tratta da parte di entrambi di una vecchia tecnica della guerra fredda. Gli
Usa usavano grandi quantità di retorica sulla libertà, ma alla fine non
facevano nulla: tutta la retorica americana con la quale sono state denunciate
la repressione in Ungheria nel 1956 e quella in Cecoslovacchia nel 1968 non ha
avuto alcuna conseguenza pratica. Gli Usa non hanno fatto nulla perché avevano
bisogno dell'Unione Sovietica per mantenere il coperchio sul conflitto
nucleare. Ed oggi, malgrado Bush abbia denunciato gli accordi di Yalta, gli Usa
hanno ancora bisogno della Russia. Ma c'è una differenza. Nei giorni della
guerra fredda, anche l'Unione Sovietica aveva bisogno dell'America. Per cui anch'essa usava grandi quantità di
retorica, ma essenzialmente non faceva nulla. Oggi invece, l'America ha bisogno della
Russia più di quanto la Russia non abbia bisogno dell'America. Non è più una
equazione tanto bilanciata.
Che gli Usa abbiano bisogno della Russia può suonare sorprendente alla maggior
parte degli americani, ma non agli analisti di ogni parte del mondo. Gli Usa
hanno bisogno della Russia per molte ragioni. Hanno bisogno della Russia per
essere meno isolati diplomaticamente di quanto attualmente non siano. Hanno
bisogno che la Russia non si avvicini troppo alla Francia ed alla Germania.
Hanno bisogno che la Russia non dia troppo supporto all'Iran. Hanno bisogno
della cooperazione della Russia in diverse questioni legate all'Intelligence.
In che cosa la Russia ha bisogno degli Usa? Bene, la cosa che la Russia proprio
non vuole è l'inizio di una nuova costosa corsa agli armamenti. Gli Usa
continuano a minacciarla; ma hanno davvero i soldi per farla?
Si potrebbe anche aggiungere che gli Usa vogliono guadagnare sostegno
diplomatico e politico fra i paesi dell'ex-Unione Sovietica. Questo è vero. E
questi paesi spesso sono pronti a starci. Ma vogliono in cambio ben più che
parole. Ma ci si può chiedere fino a che punto gli Usa sono disponibili ad
arrivare in Georgia per ottenere il ritiro delle truppe russe. Alla fine
Saakashvili avrà bisogno di raggiungere un accordo con Putin, non con George W.
Bush. E Bush continuerà a mettere Putin prima di Saakashvili. È una questione
di priorità.
Naturalmente, entrambi Bush e Putin dovranno preoccuparsi innanzitutto della
propria opinione pubblica interna. Da qui la retorica, soprattutto dal lato di
Bush. Ma coloro in America che davvero vogliono qualche azione contro la Russia
cominciano ad essere stanchi di Bush - molte parole e poca azione. E soldi,
soldi, soldi!
Il 10 maggio il giornale canadese Ottawa Citizen riportava una vignetta
politica che riassume bene la situazione: un piccolo Bush che cammina a fianco
di un altissimo Putin. La testa di Bush raggiunge appena la parte superiore
delle gambe di Putin. E lui dice: "Caspita, da qui io riesco ancora a
vedere nella tua anima Vladimir!". Putin sta senza dubbio
avendo qualche problema interno in questi giorni, ma se la cava abbastanza bene
nell'arena geopolitica. Da buon vecchio funzionario del KGB, egli
presumibilmente sta sorridendo, un dolce sorriso.
Immanuel Wallerstein
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