Fernand Braudel Center, Binghamton University
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Commentary 166, 1 agosto 2005
Gli USA, l'India e la Cina
Il 18 luglio 2005
gli Stati Uniti e l'India hanno pubblicato una dichiarazione comune che ha
celebrato la nuova Partnership strategica fra i due. Tre giorni dopo, il
governo cinese ha rivalutato lo yuan rispetto al dollaro USA, cosa che il
Segretario americano al tesoro, John Snow, aveva richiesto da qualche tempo, e
che ha enfaticamente lodato. I due fatti rappresentano spostamenti
significativi nella struttura geopolitica del mondo. Sono più strettamente
legati di quanto la stampa mondiale abbia notato, e nessuno dei due è proprio
quello che sembra.
I due gli eventi
sono stati salutati negli Stati Uniti come vittorie diplomatiche per gli USA.
Lo sono stati? E cosa li rende speciali?. India e Cina insieme rappresentano
metà della popolazione del mondo. Eppure per tutta la seconda metà del
ventesimo secolo, quando gli Stati Uniti sono stati la potenza dominante nel
sistema-mondo, gli USA non hanno mai avuto rapporti davvero buoni con nessuna
delle due potenze. Le cose sono cambiate?
La storia della
Cina è in molti sensi meglio conosciuta negli Stati Uniti, e di maggiore
preoccupazione per il Congresso, per i media americani e per il pubblico in
generale. Quando i comunisti cinesi entrarono a Shanghai nel 1949, e
proclamarono poi la Repubblica Popolare Cinese, il governo USA considerò questo
come un grande pericolo per gli interessi nazionali americani. Non solo il loro
alleato politico, Chiang Kai-shek, era stato costretto a ritirarsi a Taiwan, ma
i nuovi leader cinesi venivano visti come avanguardie del comunismo mondiale. Nel
1950 la Cina firmò un'alleanza militare con l'Unione Sovietica. Quando quello
stesso anno scoppiò la guerra di Corea, gli Stati Uniti presto si ritrovarono a
combattere con i cinesi sul campo di battaglia, e, andrebbe aggiunto, senza
troppo successo.
Durante gli anni
'50, Cina e Stati Uniti furono ininterrottamente ostili gli uni all'altra. Poi
improvvisamente nel 1960 il mondo venne a sapere di una spaccatura fra Cina e
Unione Sovietica. Questa aveva molte cause ma un fattore scatenante fu il fatto
che l'Unione Sovietica non rispettò il proprio impegno di aiutare la Cina ad
acquisire armi nucleari, cosa che la Cina avrebbe comunque compiuto da sola nel
1964. Nel decennio successivo a questa spaccatura, USA e Cina cominciarono,
senza che la cosa venisse quasi notata, a adottare posizioni parallele su molte
questioni, culminando nella spettacolare visita di Richard Nixon a Pechino nel
1972 per incontrare Mao Zedong. Cina e Stati Uniti vedevano un reciproco vantaggio
nell'ostacolare l'Unione Sovietica, e conclusero quella che può essere
considerata un'alleanza limitata.
Negli anni '80 la
Cina avviò un'importantissima riorganizzazione economica interna, che le
permise di partecipare al mercato mondiale come un partner commerciale e un
produttore sempre più importante. Alla fine degli anni '90 la crescita
economica cinese è diventata la grande storia dell'economia-mondo. Ciò ha
suscitato risposte molto contrastanti negli Stati Uniti.
Da una parte, adesso
la Cina rappresenta un'importantissima area di grandi profitti potenziali per
le aziende USA, che hanno avuto un nuovo e importantissimo sbocco per le loro
esportazioni ed anzi per i loro investimenti. Inoltre, l'accumulazione sempre
più cospicua di dollari USA da parte della Cina, risultante dall'eccesso delle
sue esportazioni sulle importazioni, è stata investita quasi esclusivamente in
buoni del tesoro USA, permettendo all'amministrazione Bush di coprire il
proprio enorme deficit della bilancia dei pagamenti. Questo deficit è stato il
risultato della combinazione dei rimborsi fiscali di Bush, degli incredibili
costi della guerra irachena, e del livello delle esportazioni industriali in
diminuzione. A molti a Washington questo è sembrato un buon affare – profitti
per le aziende USA, un basso tasso di interesse fissato dal Consiglio della
Riserva Federale che incoraggia un alto livello di consumi negli USA e una
grossa bolla immobiliare, che a sua volta a sostenuto i livelli occupazionali
interni americani. E in campo geopolitico, gli USA stavano cercando
l'essenziale aiuto dei cinesi nei loro sforzi per frenare le ambizioni nucleari
nordcoreane.
D'altra parte,
negli USA molti sono contrari a qualsiasi stretto rapporto con la Cina. Prima
di tutto, si dice che le esportazioni cinesi promosse dalla sottovalutazione
dello yuan sono responsabili per la continua diminuzione dell'occupazione nel
settore industriale americano. Ancora più importante per il segmento
militarista dell'amministrazione Bush è il fatto che i cinesi stiano usando
questa crescita economica per investire pesantemente in un potenziamento
militare che minaccia di fare della Cina una potenza militare mondiale seria
entro i prossimi vent'anni. E quando quest'anno l'azienda di stato cinese CNOOC
ha partecipato a un'offerta pubblica di acquisto per comprare un produttore di
petrolio USA, la Unocal, nel Congresso è scoppiata l'isteria, con molti
discorsi su una minaccia a lungo termine all'approvvigionamento di petrolio per
gli USA.
L'amministrazione
Bush si è ritrovata stretta fra due bande di tifosi, e ha cercato di
districarsi dedicandosi a premere sui cinesi perché rivalutassero lo yuan. Ciò
presumibilmente avrebbe migliorato le prospettive delle esportazioni
industriali USA, e allo stesso tempo avrebbe potuto creare qualche limite al
budget a disposizione della Cina per spese militari. E inoltre, gli USA sono
passati a rafforzare i propri legami con l'India, un po' per controbilanciare
la crescente forza della Cina nell'area asiatica.
La storia dei
rapporti degli USA con l'India è osservata con meno attenzione negli Stati
Uniti, ma è non meno ambigua e complessa della storia cinese. Quando l'India
divenne indipendente nel 1948, gli USA in linea di principio videro questa come
una storia di successo – la decolonizzazione del più grande territorio
coloniale e un governo che permetteva una normale politica elettorale. Ma
l'India, quasi immediatamente, assunse il ruolo della potenza leader mondiale
del campo neutralista (più tardi sarebbe stato chiamato dei non-allineati)
durante la guerra fredda, e agli USA questo non piacque per niente. Alcuni anni
più tardi, il Segretario di stato di Eisenhower, John Foster Dulles, avrebbe
pronunciato la sua famosa affermazione che "il neutralismo è
immorale".
La
disapprovazione morale degli USA non turbò affatto la leadership indiana, che
persistette nel ruolo che si era prefisso, anzi lo ampliò. L'India fu uno dei
cinque paesi che convocò nel 1955 la conferenza afro-asiatica a Bandung, e
alcuni anni più tardi si unì all'Egitto e alla Jugoslavia nel fondare la rete
dei paesi non-allineati in Asia, Africa, ed America Latina. Inoltre, dal
momento che l'India non poteva fare acquisti militari seri negli USA, li fece
in Unione Sovietica. Quando nel 1962 ci fu una breve ma significativa guerra di
frontiera fra India e Cina, l'Unione Sovietica si schierò con l'India, non con
la Cina. Gli USA cominciarono a pensare all'India come a un partner de facto
dell'Unione Sovietica.
Nel frattempo gli
USA coltivarono uno stretto rapporto con il Pakistan, che era in conflitto
abbastanza costante con l'India su una vasta gamma di problemi. L'India fece
esplodere la sua prima arma nucleare nel 1974, il Pakistan nel 1987. Nessuno
dei due paesi firmò il trattato di non-proliferazione nucleare, ed entrambi i
paesi furono oggetto di limitazioni degli impegni militari USA ad opera del
Congresso. Eppure, era chiaro a chiunque che gli USA erano alleati con il
Pakistan e non con l'India. Dopo l'11 settembre, i legami degli USA con il Pakistan
si sono ulteriormente rafforzati. Tuttavia, adesso gli Stati Uniti hanno
cominciato a sospettare che l'affidabilità dell'alleanza pakistana, sia a breve
che, cosa più importante, a medio termine sia bassa, e hanno cominciato a
considerare l'India in modo più favorevole, specialmente data la fine della
guerra fredda e quindi della minaccia sovietica.
Allora, la nuova
dichiarazione congiunta USA-India è stata una vittoria per la diplomazia
americana? In essa, gli USA per la prima volta hanno legittimato il ruolo
dell'India come potenza nucleare, promettendo all'India che "lavorerà per
ottenere una piena cooperazione nucleare civile energetica con l'India poiché
questo realizza gli obiettivi di promuovere l'energia nucleare e conseguire la
sicurezza energetica." Ciò naturalmente ha minato enormemente la già
debole posizione degli USA nell'opporsi alle ambizioni nucleari iraniane, dal
momento che quanto l'India ha ricevuto dagli Stati Uniti è precisamente ciò che
l'Iran è andato rivendicando come suo diritto, "energia nucleare civile
completa."
E in cambio, gli
USA cosa hanno ottenuto? – una promessa di "combattere implacabilmente il
terrorismo." Dal momento che l'India già lo stava facendo, non è molto. Nel
frattempo, l'India sta mantenendo i suoi stretti legami con l'Iran e con la
Russia, e perfino (sulla carta) un'alleanza strategica con la Cina. Cosa più
importante, l'India sta procedendo con il Progetto Seabird, che mira a
trasformarla nella maggiore potenza militare nell'oceano indiano. Questo non
rende troppo contenti i cinesi, certamente, ma non dovrebbe fare troppo
contenti neanche gli USA, dato che al momento sono gli Stati Uniti la maggiore
potenza militare nell'oceano indiano.
Quanto alla
rivalutazione dello yuan, è stata di un semplice 2,1 per cento, e i cinesi
sembrano voler rimanere lì per il momento. Molto più importante è il fatto che
lo yuan non è più agganciato al dollaro USA ma a un paniere di valute. Ciò
significa la fine della garanzia che i cinesi sosterranno il deficit della
bilancia dei pagamenti USA. Uno yuan più forte renderà più a buon mercato per i
cinesi l'acquisto di società petrolifere americane. La rivalutazione conterà
poco in termini di esportazioni industriali USA. Ma conterà molto nel
mantenimento della bolla immobiliare americana. Quando i tassi di interesse
saliranno abbastanza, la crisi finanziaria del governo degli Stati Uniti
potrebbe cominciare a sembrare grave al Congresso, e la sua disponibilità a
continuare il folle livello di spese pubbliche per la guerra e rimborsi fiscali
sarà messa aspramente in questione.
Conclusione
fondamentale di tutto questo: l'India è stata legittimata come attore militare
mondiale, e la Cina come attore finanziario mondiale. Gli USA sulla carta hanno
ottenuto, in cambio dei due riconoscimenti, guadagni che non valgono la carta
su cui sono scritti.
Immanuel Wallerstein
Translated by Luca Tombolesi
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Questi commenti,
pubblicati due volte al mese, intendono essere riflessioni sulla scena mondiale
contemporanea, vista da una prospettiva da lunga durata e non contingente.
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