Fernand Braudel Center, Binghamton University

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Commentary 168, 1 settembre 2005

"Crepe che si allargano a sinistra?"

Negli ultimi 150 anni, uno dei maggiori problemi che hanno diviso la sinistra mondiale è stato se sia o meno importante per movimenti sociali di sinistra appoggiare gli obiettivi elettorali del principale partito di "centro-sinistra", quale che sia, in un particolare paese. Tre sono state le posizioni fondamentali: quelli che dicono che tali partiti sono totalmente inaffidabili come difensori degli interessi dei movimenti sociali e quindi andrebbero evitati; quelli che dicono che l'unica speranza di ottenere qualcosa di concreto è avere partiti del genere al potere; e quelli che oscillano fra queste due posizioni. In realtà questo terzo gruppo, gli esitanti, sono quasi sempre un gruppo considerevole la cui posizione immediata spesso detta i risultati politici.

I dilemmi ultimamente sono diventati molto acuti, come possiamo vedere dando un'occhiata agli attuali dibattiti politici in Brasile, Sudafrica, e Messico. Le politiche e gli antefatti storici di ciascun paese sono naturalmente del tutto diversi. Però possono condividere alcune caratteristiche. Ognuno ha un sistema parlamentare funzionante con elezioni regolari. In nessuno di essi c'è una seria insorgenza armata militare che implichi il crollo dell'ordine pubblico. In tutti loro c'è un dibattito pubblico che procede su cosa dovrebbero fare adesso i movimenti sociali di sinistra.

Il caso più immediatamente drammatico è quello del Brasile. Lì, un partito di sinistra, il Partido dos Trabalhadores (PT), è andato al potere nell'ottobre 2002 con l'elezione a presidente di Luis Inácio Lula da Silva. È stato il trionfo da tempo perseguito di un partito di sinistra, ed è stato salutato come tale dai movimenti sociali in Brasile ed anche altrove nel mondo. Durante le elezioni, così come nei venti anni precedenti, il PT ha avuto l'appoggio dei due maggiori movimenti sociali – i sindacati (CUT) e i contadini senza terra (MST), come pure quello di una serie di movimenti sociali cattolici di sinistra. Il problema immediato per il governo è stato che il PT, pur avendo ottenuto una maggioranza chiara nelle elezioni presidenziali ed era il maggiore partito nella camera dei deputati, ha solo il 20% circa dei seggi nelle due camere del parlamento. Il PT ha sentito di dover entrare in instabili coalizioni con partiti di centro e perfino di destra, per far approvare le leggi.

Fin dall'inizio, le politiche del governo Lula hanno causato controversie a sinistra. Il governo ha nominato dei funzionari chiave e ha adottato una politica finanziaria che corrispondeva ai desideri degli investitori mondiali e del FMI, e ai movimenti sociali ciò è apparso come una capitolazione al neoliberismo. Il PT aveva promesso la distribuzione della terra ai senza terra, e in tre anni ne fatto assai poco. Il PT aveva promesso di rispettare preoccupazioni ambientali riguardo allo sviluppo dell'Amazzonia, e ha fatto ben poco.

D'altra parte, la politica estera del Brasile è sembrata implicare un confronto fondamentale con gli Stati Uniti: un'enfasi sul rafforzamento della comunità commerciale regionale del Mercosur, e il perseguimento della sua estensione a tutto il Sudamerica; legami amichevoli con Chávez in Venezuela; la leadership all'interno dell'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) del G-20, che si è opposto agli sforzi degli USA e dell'Unione Europea di perseguire obiettivi neoliberali attraverso l'OMC. Alcuni tuttavia vedono le politiche del Brasile in Sudamerica come un imperialismo "regionale" semplicemente in concorrenza con quello degli Stati Uniti.

E nel 2005, un nuovo elemento è stato inserito nel quadro. Il Brasile si è trovato immerso in uno scandalo di corruzione che ha coinvolto alcune delle figure guida nel PT e nel governo, al punto che si è cominciato a parlare di impeachment per Lula. In ogni caso, la sua stessa rielezione e/o una vittoria del PT nel 2006, che non molto tempo fa sembravano una certezza, sono ora in questione.

E allora, cosa dovrebbero fare i movimenti sociali? Assai presto, molti intellettuali di sinistra si sono rivoltati contro il PT. E un piccolo segmento del partito ha fatto una secessione. Ma né il CTU né l'MST sono sembrati pronti ad abbandonare il partito. Tuttavia, adesso, l'MST ha cominciato ad essere piuttosto duro nella sua critica del governo, e il partito stesso si è diviso internamente sulle proprie politiche, specialmente le politiche finanziarie. D'altra parte, i movimenti sociali, altri elementi di sinistra all'interno del partito, e molti intellettuali esitano ad abbandonare del tutto il PT, poiché temono che, dopo il 2007, si installerà ancora una volta un vero governo di destra, uno che sarà difficile da mandare via, una volta al potere.

La situazione in Sudafrica è simile in molti sensi a quella del Brasile. Qui l'African National Congress (ANC) alla fine ha vinto una battaglia durata 80 anni per fondare una struttura statale basata sul principio un uomo – un voto. E naturalmente, una volta che ciò è stato ottenuto, l'ANC ha vinto facilmente le elezioni, eleggendo nel 1994 come presidente Nelson Mandela. Nel 1999 gli è succeduto a sua volta Thabo Mbeki, che è stato rieletto nel 2004. Nel Sudafrica, l'ANC durante i suoi anni di resistenza al regime dell'apartheid aveva un'alleanza con il South African Communist Party (SACP), come pure con il movimento sindacale, la cui incarnazione attuale è il Congress of South African Trade-Unions (COSATU). In Sudafrica, a differenza del caso del PT in Brasile, l'ANC ha avuto una maggioranza schiacciante in parlamento. L'unica alleanza formale è stata quella con il SACP e con il COSATU.

Le politiche reali dell'ANC al potere non sono state tanto diverse da quelle del PT. Ha perseguito politiche fiscali ed economiche che gli intellettuali di sinistra (e senz'altro il COSATU e il SACP) hanno visto come neoliberali. I ministri che in effetti erano incaricati di queste politiche sono tuttavia membri del SACP. Il governo non ha fatto molto per la riforma agraria promessa, anche se ha fatto qualcosa per l'estensione della rete elettrica alle aree urbane abitate dai neri africani. Mentre originariamente aveva promesso un miglior accesso all'acqua, il governo ha cercato di privatizzarne in parte i fornitori, e questo ha incontrato resistenza da parte dei movimenti sociali.

Negli affari mondiali, il governo sudafricano nell'ambito dell'OMC si è unito al Brasile nel G-20. Di fatto ha difeso il regime dello Zimbabwe contro gli attacchi degli USA e della Gran Bretagna. Ciò tuttavia non è affatto apprezzato dal COSATU e dagli intellettuali sudafricani di sinistra, che considerano il regime dello Zimbabwe di Robert Mugabe come un regime antidemocratico che ha tradito la lotta per la libertà. Mbeki ha svolto un importante ruolo diplomatico nel continente africano, come un "mediatore" in molti conflitti, ma alcuni vedono anche questo come una sorta di "imperialismo" regionale"

In Sudafrica, come in Brasile, la crisi immediata è sulla corruzione. Qui tuttavia, è il successore putativo di Mbeki, Jacob Zuma, fino a poco tempo fa vicepresidente, che è stato accusato e sta affrontando un'azione giudiziaria. Mbeki ha agito sospendendo Zuma dalle sue funzioni di partito e di governo. Sia il COSATU sia il SACP sono accorsi con forza a sostegno di Zuma, chiedendo a Mbeki di annullare l'azione penale e all'ANC di annullare la sua sospensione di Zuma. Ma il COSATU e il SACP dovrebbero davvero rompere l'alleanza per questo? A differenza del Brasile, dove la paura è che i partiti di destra possano arrivare a lungo termine al potere, la paura dei movimenti sociali in Sudafrica è che, se romperanno con l'ANC, questo potrebbe riuscire a escluderli dal limitato potere che adesso hanno. Così esitano a rompere in maniera definitiva.

In Messico, come abbiamo visto in precedenza (Commentary No. 165), il partito analogo è il Partido de la Revolución Democrátice (PRD) che non è ancora al potere, ma il cui candidato, Andrés Manuel López Obrador (AMLO), è ampiamente previsto che vincerà le imminenti elezioni. Il movimento sociale chiave in questa situazione è l'EZLN, ovvero gli zapatisti. E questi hanno preso le distanze con molto clamore dal PRD prima ancora che arrivi al potere. Hanno detto che si aspettano assai pochi vantaggi se e quando ciò avverrà. In effetti, gli zapatisti prevedono che il PRD al potere non sarà troppo diverso dal PT e dall'ANC al potere. Il PRD sta fronteggiando inoltre alcuni scandali di corruzione, anche se minori di quelli del Brasile e del Sudafrica.

Ma quasi immediatamente dopo aver enunciato questa posizione, gli zapatisti l'hanno chiarita. Hanno detto che non chiedevano alla gente di non votare per il PRD, né naturalmente chiedevano di votare per il PRD. Hanno detto che era una cosa che ciascun votante doveva decidere da sé. Ma loro si sarebbero concentrati su quella che chiamano "la otra campaña" (l'altra campagna) per costruire alleanze e strutture democratiche, in Messico e nel mondo, dal basso.

Così, crepe che si allargano ovunque, senza ancora rotture definitive fra i movimenti sociali di sinistra e il principale partito di centro-sinistra di ciascun paese. La situazione in tutti e tre i paesi può restare in questo stato incerto? I partiti risponderanno alle pressioni della sinistra sociale perseguendo politiche più audaci e più di sinistra?O al contrario, i movimenti sociali possono mantenere la loro pressione, se i partiti invece si spostano più a destra, e diventano più repressivi nei confronti dei movimenti sociali? I prossimi anni rappresentano in tutti e tre i paesi (e senza dubbio anche in molti altri) un bivio politico, che avrà un impatto fondamentale sulle lotte mondiali dei movimenti sociali di sinistra per costruire quell'"altro mondo possibile" nello slogan del World Social Forum.

 

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Questi commenti, pubblicati due volte al mese, intendono essere riflessioni sulla scena mondiale contemporanea, vista da una prospettiva da lunga durata e non contingente.

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