Fernand Braudel Center, Binghamton University
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169, 15 settembre 2005
Katrina: La politica dell'incompetenza e del
declino
Tutto il mondo ha seguito stupefatto l'incredibile performance della risposta del governo federale USA al disastro fisico ed umano dell'uragano Katrina. Tutte le reti televisive americane e di molti altri paesi più tutti i principali quotidiani hanno seguito la storia nei dettagli. La reazione generale è stata di chiedere come era possibile che il governo del più ricco e potente paese al mondo poteva aver reagito a questo disastro male quanto governi di paesi poveri del Terzo Mondo, o anche peggio di loro. La semplice risposta è una combinazione di incompetenza e declino. E i risultati di questo disastro saranno un'ulteriore diminuzione del rispetto per il Presidente all'interno degli Stati Uniti e in altri paesi un accentuato scetticismo sulla capacità degli USA di accompagnare con l'azione una vuota retorica.
La reazione iniziale di George W. Bush a Katrina è stata quella di dire, come qualcuno avrebbe potuto prevedere che le dighe si sarebbero rotte e che l'80% della città di New Orleans sarebbe rimasta allagata? Di fatto, lo Houston Chronicle lo aveva previsto nel 2001. Il New Orleans Times-Picayune lo aveva previsto nel 2002. E National Geographic, una delle riviste più lette d'America (e totalmente apolitica), lo aveva previsto nel 2004. E, sempre di fatto, una catastrofe del genere era inclusa in documenti del governo pubblicati durante la stessa presidenza di Bush come una delle tre maggiori catastrofi potenziali che erano perfettamente possibili. Inoltre, chiunque avesse ascoltato la televisione due giorni prima che Katrina colpisse avrebbe sentito il sindaco di New Orleans avvertire i cittadini di New Orleans (e il mondo) che stavolta questa era una tempesta davvero seria, e che aveva ordinato l'evacuazione obbligatoria della città. Come adesso chiunque sa bene, solo l'80% dei residenti aveva l'automobile e il denaro con cui evacuare. Il governo USA ha pensato di inviare urgentemente autobus prima che la tempesta colpisse e le dighe si rompessero, per evacuare l'altro 20 per cento? Naturalmente no.
Una decina di giorni dopo che la crisi era cominciata, il governo è sembrato mettere insieme in qualche modo un'azione, ma dieci giorni sono molto tempo. Questo lungo ritardo però non è stato accidentale. È il risultato diretto del modo in cui il regime di Bush agisce – cattivo giudizio e indifferenza attiva a qualsiasi cosa che non sia in cima alle proprie liste di priorità. Nei quasi cinque anni prima di Katrina il governo ha perso il tram in molti punti diversi. Dopo l'11 settembre, ha promesso di garantire che il governo sarebbe stato preparato a qualsiasi emergenza. Questo era in effetti tutto il senso di istituire il Department of Homeland Security. Ovviamente, non lo ha fatto. Si è rivelato impreparato a Katrina come lo era stato per l'11 settembre. Proprio l'anno scorso, il governo aveva chiesto al Congresso di ridurre la quantità di denaro che il corpo dei genieri dell'esercito USA avrebbe potuto utilizzare per riparare le dighe che erano in cattivo stato. Così il corpo dei genieri ha dovuto rimandare il lavoro.
Poi c'è la questione di prevedere una tempesta di tale grandezza. Attualmente ci sono due spiegazioni concorrenti dell'intensità della tempesta. Una è il riscaldamento globale, che si dice abbia creato nel Golfo del Messico condizioni favorenti l'intensificazione degli uragani. L'amministrazione Bush naturalmente ha sempre sostenuto che il riscaldamento globale non esiste, o almeno che è enormemente esagerato. La spiegazione in concorrenza con questa è che la forza degli uragani è un fenomeno ciclico, e che più o meno ogni trent'anni la forza media aumenta e poi diminuisce. Ma anche se si usa solo l'ultima spiegazione (una che si adatta meglio alla posizione politica del regime di Bush), era facile capire che il periodo trentennale di uragani più deboli era finito e dunque era altamente probabile che si sarebbe verificato qualcosa di simile a Katrina. Così, perché il governo non stava sul chi va là? Incompetenza e indifferenza, perché prevenire danni da uragano a New Orleans (e in realtà al resto della costa del Golfo) non era ai primi posti sulla lista di priorità di un'amministrazione che vuole combattere una guerra in Iraq, convincere il Congresso a permettere trivellazioni petrolifere in Alaska, ed abrogare l'imposta di successione in modo che il 2% più ricco dei cittadini USA possa essere alleviato da questo fardello.
Un altro fattore importantissimo è lo stile politico di Bush e dei suoi associati. Hanno fatto nomine politiche a tutti i posti al vertice dell'amministrazione. In questo non c'è niente di insolito, dal momento che tutti i presidenti degli USA lo fanno. Ma quello che è stato diverso nello stile di Bush è che Bush e tutte le persone da lui nominate erano profondamente sospettosi verso le tendenze politiche dei burocrati esperti nelle agenzie del governo. Li hanno ignorati, li hanno intimiditi, li hanno messi in minoranza regolarmente. E così questi capaci burocrati hanno avuto la tendenza a dimettersi. È stato un vero esodo, nella Federal Emergency Management Administration (FEMA), l'agenzia incaricata di gestire disastri del genere, non meno che altrove. E questo naturalmente è parte, una gran parte, della spiegazione del perché la FEMA ha fatto un lavoro così pessimo – almeno finché il Presidente alla fine non ha destituito il suo incompetente capo, Michael Brown, e non lo ha sostituito con un Viceammiraglio della Guardia Costiera, che per tutta la sua carriera ha gestito crisi analoghe.
La vera domanda è: e adesso? Non sto parlando delle vittime, che stanno soffrendo in molteplici modi ed è probabile che soffriranno ancora per qualche tempo, dal momento che sono sparpagliati per il paese, senza soldi o lavoro o casa. Sto chiedendo: e ora, prima per il Presidente Bush e poi per gli Stati Uniti? Gli indici di gradimento di Bush, che già sono estremamente bassi (rispetto ai presidenti del passato), probabilmente caleranno ancora. La guerra in Iraq è ogni giorno più impopolare in patria e meno vincibile in Iraq. Bush non può trovare una via d'uscita elegante. L'economia non è affatto in buona forma – i prezzi del petrolio si stanno impennando, e Katrina certo non ha migliorato le cose, dato che New Orleans è un porto chiave nell'importazione e nell'esportazione di merci USA e dato che sia i pozzi di petrolio che le installazioni per l'estrazione del gas naturale nel Golfo del Messico sono stati gravemente danneggiati. E dato che gli USA adesso si stima debbano aumentare il proprio debito di 200 miliardi di dollari per realizzare la necessaria ricostruzione, i cinesi ed altri acquirenti di obbligazioni del tesoro staranno diventando più incerti che mai sul sovvenzionare l'imprevidente regime di Bush.
Ma è l'immagine degli Stati Uniti che sarà più colpita. Quando l'El Salvador deve offrire truppe per restaurare l'ordine a New Orleans perché le truppe USA erano così scarse e così lente ad arrivare, l'Iran non può tremare di paura riguardo a una possibile invasione americana. Quando la Svezia parcheggia i suoi aerei di soccorso sulle piste degli aeroporti per una settimana perché non riesce a sapere dal governo americano se debba mandarli o meno, nessuno sarà rassicurato sulla capacità degli Stati Uniti di gestire situazioni geopolitiche più serie. E quando i commentatori televisivi conservatori americani parlano degli USA che sembrano un paese del Terzo Mondo, i paesi del Terzo Mondo potrebbero cominciare a pensare che forse in questa descrizione c'è un granello di verità.
Immanuel Wallerstein
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