Fernand Braudel Center, Binghamton University
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176. 1 gennaio 2006
“2005 – Il crollo dell’autorità di Bush”
Qualsiasi cosa uno pensi della politica di Bush, è fuori questione che,
all’inizio del 2005, fosse arrivato all’apice della sua autorità. Era stato
appena rieletto e il partito repubblicano controllava le due camere del
Congresso. Anzi, i repubblicani erano stati in grado di sconfiggere il leader
della precedente maggioranza democratica al Senato. Bush ha interpretato questo
non solo come una conferma della sua invasione dell’Iraq ma come
l’autorizzazione a procedere con il suo programma economico estremamente
conservatore – rinnovo dei tagli alle tasse in scadenza, uno sventramento del
programma di sicurezza sociale, trivellazioni petrolifere in Alaska e in genere
una riduzione delle misure di protezione ambientale, tanto per cominciare. Ha
detto che avrebbe realizzato il mandato che sentiva di avere ottenuto. La
disciplina repubblicana era fortissima e Bush controllava i segnali.
Inoltre, i democratici erano profondamente divisi sul punto se fossero
andati così male alle elezioni perché erano stati percepiti come troppo a
sinistra o troppo a destra. La prima opinione era la più forte fra i
democratici al Congresso. Così Bush sentiva di poter contare su almeno alcuni
voti democratici da aggiungere al suo solido e unito blocco repubblicano per
far approvare qualsiasi legislazione favorisse.
Un anno più tardi, tutto questo è cambiato, e cambiato radicalmente. Quasi tutte
le leggi che erano sulla lista di Bush non sono passate, ed è improbabile che
passino l’anno prossimo. Il suo indistruttibile blocco repubblicano è ora in
frantumi. I cosiddetti moderati hanno violato la disciplina. Ma lo stesso hanno
fatto le due ali destre del partito repubblicano – gli ultraconservatori
fiscali e la destra cristiana. I democratici adesso stanno mostrando la
disciplina di cui i repubblicani avevano dato prova in precedenza, cosicché i
repubblicani scissionisti hanno permesso loro di vincere la maggior parte delle
votazioni cruciali in una o nell’altra camera del Congresso, ma specialmente al
Senato. Gli indici di gradimento di Bush nei sondaggi sono bassissimi. I
repubblicani che si ripresentano alle elezioni stanno chiedendo a Bush di non
fare campagna per loro. E alla fine del 2005, alcuni parlamentari democratici
hanno cominciato a parlare di impeachment. Bush per la prima volta ha perfino
cominciato ad ammettere che potrebbe aver fatto qualche (piccolo) errore
durante la sua presidenza.
Quando guardiamo al cuore della sua politica mondiale – l’Iraq – Bush sta
combattendo un’azione di retroguardia contro una grande spinta a tagliare corto
e scappare – una spinta che viene dall’interno degli USA, una spinta che viene
dagli iracheni, e naturalmente la spinta che viene dal resto del mondo. Il
presidente dei capi di stato maggiore USA (the U.S. Joint Chiefs of Staff) ha
affermato di sapere che la maggioranza degli iracheni vogliono che le forze
americane se ne vadano. Anche se Bush si rifiuta ostinatamente di fissare un
calendario per il ridimensionamento delle truppe, questa è una copertura del
fatto ovvio che gli USA e i loro alleati intendono ritirare cospicui numeri di
soldati nel 2006, e molto prima di quella che Bush aveva fissato come la base
di partenza – il punto in cui le forze del governo iracheno possono affrontare
militarmente le forze della resistenza irachena.
Cosa è successo nel 2005 che spiega un tale rovesciamento della forza
politica di Bush? La maggior parte di quel che è cambiato si è verificato
all’interno degli Stati Uniti, anche se con qualche aiuto di quanto accadeva
nel resto del mondo. Ci sono state cinque cose che hanno trasformato
l’atmosfera politica negli Stati Uniti. Nessuna di queste avrebbe causato tanti
danni, ma gli eventi si sono accumulati e combinati per formare una valanga che
sta acquistando forza, e che potrebbe agire nel 2006.
La prima e più ovvia è che il numero delle perdite in Iraq è costantemente
aumentato senza alcun segno che la resistenza si stia indebolendo. Una vignetta
su un quotidiano di Nuova Delhi coglie ciò che tutti percepiscono. Mostra un
enorme coccodrillo etichettato “insorgenza” le cui fauci vengono tenute aperte
con grandi difficoltà da un soldato etichettato “truppe USA”. Accanto a lui un
omino etichettato “forze irachene”. Il soldato americano sta dicendo a quello
iracheno: “È meglio che cresci alla svelta e prendi il mio posto”. Adesso negli
Stati Uniti non molti pensano che questo sia mai probabile, e ora moltissimi
pensano che gli USA dovrebbero smettere di sacrificare altre vite..
La seconda cosa è stata l’enorme catastrofe di Katrina, che ha rivelato
nell’amministrazione Bush un livello di incompetenza e indifferenza sociale che
ha lasciato senza fiato la maggioranza delle persone. Ma non è questo che ha
rovinato Bush. Il presidente ha ritenuto necessario promettere che il governo
federale avrebbe fatto qualcosa per riparare il danno, e ha spinto il Congresso
a adottare un costosissimo programma. Questa è stata la goccia che ha fatto
traboccare il vaso per i conservatori fiscali repubblicani cha da tempo erano
costernati per il livello crescente della spesa USA sotto un presidente
teoricamente impegnato a limitare le dimensioni del settore pubblico.
Il terzo fattore è stata l’inettitudine di Bush riguardo a quello che
potrebbe rivelarsi il suo unico risultato – nominare giudici conservatori alla
Corte Suprema. Il fiasco di Harriet Miers ha fatto traboccare il vaso per la
destra cristiana, che ha ritirato il suo appoggio automatico per il regime di
Bush. Certo, non hanno alternative a Bush, ma, ora che per altri versi è nei
guai, non andranno di corsa a puntellare la sua posizione. Non si fidano più di
lui.
Poi sono venute le incriminazioni – di Lewis Libby per il tentativo di danneggiare
Joseph Wilson perché aveva rivelato le sfacciate bugie associate alle presunte
armi di distruzione di massa in Iraq (la principale giustificazione per
l’invasione); di Tom DeLay, l’ex leader della maggioranza repubblicana nella
Camera dei Rappresentanti, accusato di violare delle leggi come parte del suo
sforzo per ottenere una maggioranza repubblicana in quella Camera; e di Jack
Abramoff, il lobbista che faceva parte della rete di DeLay mirata a comprare
voti al Congresso. E, in aggiunta, sono ancora incombenti le possibili
incriminazioni di Karl Rove, il consigliere politico di punta del presidente, e
di Bill Frist, il leader della maggioranza repubblicana in Senato. Tutti i
regimi politici sono imbarazzati da questo genere di incriminazioni, ma per
Bush ce ne sono state troppe in un breve intervallo, e hanno coinvolto persone
chiave come queste.
Alla fine, tuttavia, sono degli atti illegali che potrebbero abbattere
personalmente Bush. Non è insolito per i presidenti degli Stati Uniti
esercitare i propri poteri “intrinseci”. Tuttavia, la combinazione degli
istinti personali di Bush e delle deliberate intenzioni di Cheney di gonfiare i
poteri della presidenza ha portato a una forma insolitamente esagerata di tale
esercizio. Bush ha cominciato nel 2001 a emanare ordini segreti che
permettevano la tortura (anche il presidente se non la chiamava così) e
intercettazioni illegali di cittadini americani – il tutto in chiara violazione
di leggi assolutamente esplicite. Man mano che ciò veniva alla luce, la difesa
è stata triplice: il presidente ha tali poteri “intrinsecamente”; il Patriot
Act del 2001 più la risoluzione del Congresso successiva all’11 settembre
“implicitamente” li condonava; le “regole” erano tutte cambiate dalla nuova
minaccia del “terrorismo”.
Inizialmente, sia il Congresso sia i media hanno accettato questi argomenti
rifiutando di sollevare pubbliche obiezioni. Lo scandalo di Abu Ghraib ha
causato il primo malessere pubblico, che è costantemente cresciuto. Nel 2005 il
senatore McCain, che per cinque anni aveva sofferto come prigioniero di guerra
e ne conosceva le conseguenze, ha guidato una rivolta aperta, e ha fatto
adottare dal Congresso una risoluzione che proibisce torture del genere,
superando l’opposizione fortissima ma alla fine inefficace dell’amministrazione
Bush. Poi qualcuno ha fatto trapelare la storia delle intercettazioni, nella
quale l’amministrazione Bush non ha voluto nemmeno usare la via legale
piuttosto facile di andare a farsi dare l’autorizzazione da un tribunale speciale
e segreto. La cosa da notare non è che questo è accaduto, ma che qualcuno si è
sentito pronto a farla trapelare, e che la stampa è stata pronta a riferirla. È
in questo modo che avvenne la caduta di Nixon.
Se le cose altrove stessero andando bene, Bush potrebbe sopravvivere a
tutto questo. Ma per gli USA non stanno andando bene da nessuna parte – non in
Medio Oriente, non in America Latina, non in Europa, e non in Asia. Negli USA
le elezioni sono in vista e Bush non è affatto contento.
Immanuel Wallerstein
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