Fernand Braudel Center, Binghamton University
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Commentary 177 - 15 gennaio 2006
L’illusione di Sharon
Quando Ariel
Sharon ha avuto il suo ictus, la maggior parte dei commentatori occidentali
hanno riflettuto su come il mondo non avrebbe mai conosciuto i suoi piani
precisi per portare la pace in Israele/Palestina, e su come nessun altro
avrebbe potrebbe essere capace di risolvere il problema come stava per fare
lui. Questo mi sembra piuttosto assurdo. Io conosco i suoi piani, poiché quasi
non li nascondeva. E questi piani non avrebbero risolto il problema, poiché
erano basati su una illusione fondamentale.
La sicurezza
nazionale è l’ossessione della maggior parte degli israeliani ebrei. E non c’è
da meravigliarsene, dato che la sicurezza di base dello stato di Israele è
alquanto precaria, e da lungo tempo. Per tutta la sua vita Ariel Sharon è stato
uno che voleva ottenere per Israele la piena sovranità sull’intero territorio
di quello che era stato il Mandato britannico, e su alcune aree (Golan) al di
là di esso. Voleva questo territorio per costituire uno stato ebraico, con una
chiara maggioranza ebraica della popolazione.
In questa
visione, era nella linea diretta di Vladimir Jabotinsky e del suo movimento
revisionista interno al sionismo. Ricordiamo che Jabotinsky aveva formato il
suo partito per protesta contro l’esclusione britannica della Transgiordania (l’odierna Giordania) dal Mandato. I
revisionisti (il cui discendente è l’attuale partito Likud) hanno sempre avuto
la visione più espansionista del territorio di Israele. I revisionisti inoltre
hanno sempre insistito sulla necessità di un Israele militarmente forte (e
quando ritenevano necessario aggressivo), la politica di un “muro di ferro”.
Sharon è
stato anche un soldato brillante. Ha svolto un ruolo sempre più importante
nelle successive guerre arabo-israeliane, e un ruolo notoriamente repellente nell’invasione
del Libano nel 1982, per il quale gli stessi israeliani alla fine lo hanno
formalmente sanzionato. Come ministro in vari governi, è stato un leader nella
promozione di nuovi insediamenti nei
territori occupati dopo il 1973, con l’intento di creare fatti compiuti che
sarebbe stato assai difficile disfare in un qualsiasi futuro negoziato di pace.
E allora cosa
gli ha dato la sua attuale reputazione di pacificatore? Due cose: una è la sua
dose di realismo. Sharon si è reso conto che l’applicazione completa del suo
programma suscitava troppa opposizione perfino nel governo americano per essere
realizzabile; ed è arrivato a temere l’incombente “catastrofe” demografica –
una maggioranza araba in Israele come risultato del differenziale dei tassi di
natalità. E dall’altra parte (quella degli israeliani centristi e degli
occidentali pro-israeliani), la convinzione sempre più ampiamente condivisa che
solo un famigerato falco sarebbe stato politicamente in grado di fare le
concessioni necessarie per ottenere un accordo. Gli esempi di De Gaulle e
dell’indipendenza algerina, e dell’incontro di Nixon con Mao Zedong sono stati
regolarmente citati.
Qual era il
piano di Sharon? Progettava di evacuare quelle parti dei territori occupati
densamente popolate da arabi e scarsamente popolati da ebrei. Gaza è stato il
primo passo, e i prossimi sarebbero stati varie zone sparse della Cisgiordania.
Progettava di incorporare contemporaneamente aree che oggi hanno forti
insediamenti ebrei. Questo comprendeva naturalmente Gerusalemme Est, ma anche
tre blocchi di insediamenti in Cisgiordania intorno ai quali il muro viene
attualmente costruito. Progettava poi di dire ai palestinesi che potevano
istituire uno stato nelle aree che restavano, purché non avesse un serio
apparato militare e purché riconoscesse Israele e la permanenza di questi nuovi
confini. E dal momento che sapeva che nessun leader palestinese avrebbe
accettato tali condizioni, intendeva fare questo unilateralmente, senza
consultarli.
Qual era
l’illusione? Sharon credeva prima di tutto che i palestinesi non avrebbero
avuto altra scelta che vivere con questa realtà imposta unilateralmente. Come
potesse pensarlo non riesco a capirlo, dato che i più “moderati” fra i leader
palestinesi hanno già ben chiarito che ciò sarebbe assolutamente inaccettabile.
E naturalmente i palestinesi stanno già per votare dei leader meno “moderati”. Secondo,
credeva che il tempo lavorasse per Israele. Neanche questo, riesco a capire
come potesse pensarlo. Gli israeliani sono andati perdendo costantemente
legittimità internazionale a partire almeno dal 1973. L’unilateralismo
arrogante non sta funzionando per George W. Bush. Non c’è speranza che
funzionerebbe per Israele. Anzi, il piano di Sharon accelererebbe la
delegittimazione di Israele, proprio come l’invasione dell’Iraq a opera di Bush
ha accelerato il declino della potenza americana.
Abba Eban, il
famoso diplomatico israeliano, avrebbe detto “gli arabi non mancano mai
l’opportunità di mancare un’opportunità.” Questo non si potrebbe dire in modo
ancora più convincente della leadership israeliana negli ultimi 50 anni? Sharon
potrebbe essere stato l’ultimo rantolo della politica delle illusioni per
Israele. La pace è sempre un accomodamento politico, non militare.
Immanuel Wallerstein
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