Fernand Braudel Center, Binghamton University

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Commentary 181, 15 marzo 2006

Gli Stati Uniti e l'India: nuovi migliori amici?

George W. Bush è andato in India e ha concluso un accordo che molti analisti stanno salutando come storico e come una svolta nella geopolitica del sistema-mondo. Apparentemente, questo viaggio (che alcuni hanno perfino paragonato all'incontro di Nixon con Mao a Pechino) sembra segnare un'importantissima modificazione negli atteggiamenti di entrambi i paesi. Ma forse c'è meno di quanto appare in superficie.

Nel sistema-mondo successivo al 1945, l'India era per molti aspetti un elemento assai inquietante dal punto di vista degli Stati Uniti. Era la potenza originale “non allineata” nella guerra fredda fra gli Stati Uniti e l'Unione Sovietica. E gli Stati Uniti non apprezzavano il modo coerente e diretto in cui gli indiani sostenevano i loro argomenti. Gli Stati Uniti consideravano il non-allineamento indiano come de facto favorevole all'Unione Sovietica, e dopo il 1948 cominciarono a favorire il Pakistan per creare difficoltà all'India.

Il Congresso Nazionale Indiano era un movimento di liberazione nazionale, da molti punti di vista il modello per movimenti del genere in Asia e in Africa. Le politiche del primo Primo Ministro, Jawaharlal Nehru, e dei suoi successori immediati, combinavano non-allineamento, appoggio attivo ai movimenti anticoloniali ovunque, e all'interno una variante della socialdemocrazia. L'India era inoltre interessata a rafforzare il proprio potenziale militare. Dal momento che gli Stati Uniti non aiutavano le sue ambizioni militari, l'India comprò armi e aeroplani dall'unione Sovietica, il che era un ulteriore motivo di irritazione per gli Stati Uniti.

Il Congresso Nazionale Indiano, tuttavia, subì lo stesso tipo di disillusioni invalidanti che movimenti simili subirono negli anni '70 e '80 del secolo scorso. Negli anni '90 il Congresso aveva perso il suo lustro, e un partito sostenitore della supremazia indù, il Bharatiya Janata Party (BJP), ha governato l'India dal 1996 al 2004. Il Congresso, nell'era successiva alla guerra fredda, non ha proclamato più il non-allineamento né la solidarietà anticoloniali, né somigliava più tanto alla socialdemocrazia.

Negli ultimi cinque anni ci sono stati importanti cambiamenti in entrambi i paesi. Da una parte, lo sviluppo economico indiano ha reso questo paese uno dei maggiori luoghi di esternalizzazione per l'informatica americana. Gli indiani che negli Stati Uniti si sono considerevolmente arricchiti  nell'informatica e nelle altre professioni hanno conservato i propri legami con l'India, ed essendo un gruppo politicamente conservatore, hanno spinto il governo indiano verso più stretti legami con gli USA.

D'altra parte, gli Stati Uniti dal punto di vista politico sono diventati estremamente isolati a causa delle politiche del regime di Bush. L'India ora è uno dei pochissimi paesi in cui i sondaggi riferiscono di una maggioranza con opinioni favorevoli sugli Stati Uniti. Questo non significa che non ci sia più un grossissimo gruppo con opinioni sfavorevoli agli USA, ma l'India si è mossa in direzione opposta rispetto ad alleati tradizionali degli Stati Uniti come l'Europa o la Corea del Sud.

Tutto ciò costituisce l'antefatto del viaggio, il culmine di negoziati fra India e Stai Uniti riguardo all'assistenza americana al programma nucleare indiano. L'India è stato uno dei soli tre paesi a rifiutare di firmare il trattato di non-proliferazione. Gli altri due sono stati Pakistan e Israele. Tutti e tre i paesi hanno sviluppato armi nucleari. Finora, la posizione ufficiale degli USA è stata una forte disapprovazione verso il programma nucleare indiano e, quando l'India nel 1998 ha fatto esplodere delle bombe, gli Stati Uniti hanno frenato l'esportazione di tecnologia nucleare in India.

Ora gli Stati Uniti hanno rovesciato la loro posizione. Con questo accordo, hanno accettato di vendere tecnologia e combustibile nucleare all'India, malgrado il fatto che questo paese ancora non firmerà il trattato di non-proliferazione. Certamente, l'assistenza sarà solo per gli usi pacifici dell'energia nucleare, e prevede ispezioni, ma solo di impianti impegnati nello sviluppo di usi pacifici. E sarà l'India a decidere quali impianti sono per usi pacifici e quali per usi militari. Bush ha salutato l'accordo come l'inizio di una "partnership strategica."

Cosa ricaverà l'India da questo accordo è del tutto ovvio. Riceve l'assistenza tecnica di cui ha bisogno che le permetterà di accelerare il proprio programma nucleare. Ed ottiene il riconoscimento  di essere una potenza nucleare legittima, più o meno nella stessa categoria dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza. Per ottenere questo, non ha rinunciato quasi a nulla.

Cosa gli Stati Uniti ricavino da questo accordo è meno ovvio. Si dice che gli USA vogliano rafforzare l'India come un contrappeso alla forza politica e militare potenziale della Cina in Asia. Forse. E gli Stati Uniti ottengono un'approvazione amichevole da una potenza chiave, qualcosa che accade assai di rado in questi anni.

Ma il trattato ha immediatamente attirato molte critiche. In India, tutti quelli che sono contrari all'avvicinamento geopolitico agli USA sono insoddisfatti, e questo comprende dei partner della coalizione del Congresso in parlamento. E negli Stati Uniti l'accordo si è attirato critiche da tutto lo spettro politico in base al fatto che de facto liquida il trattato di non-proliferazione. Inoltre, naturalmente, distrugge tutte le basi degli argomenti relativi all'Iran, dal momento che questo paese in realtà sta chiedendo la stessa cosa che l'India ha ottenuto. E naturalmente, il Pakistan è molto insoddisfatto, dal momento che Bush ha chiarito subito che gli Stati Uniti non stavano pensando a un accordo simile con il Pakistan.

Il vero interrogativo è quale sarà il risultato di tutto questo. I critici nel Congresso USA sono già pronti a imporre delle condizioni per l'approvazione del trattato. Ed è assolutamente probabile che, se prevarranno (cosa probabile), l'India rifiuterà le condizioni. Se questo accadrà, i sentimenti più cordiali del governo indiano nei confronti degli Stati Uniti probabilmente scompariranno, ma allo stesso tempo i rapporti fra gli USA e il Pakistan, già tesi, si saranno ulteriormente deteriorati.

L'india ne uscirà in ogni caso in vantaggio. La Russia si è già offerta di venderle combustibile nucleare, qualcosa che gli Stati Uniti in passato avevano cercato di prevenire. Ma gli USA non hanno più alcun buon argomento. Inoltre, i suoi già fiacchi argomenti contro l'Iran adesso sono cospicuamente indeboliti. E il governo della Corea del Nord senz'altro se la ride.

Il punto decisivo di questa svolta storica: molti vantaggi per l'India, e un rovescio in più per la diplomazia americana. Lungi dall'essere una partnership strategica, il trattato accentua l'erosione  che la posizione geopolitica degli USA sta subendo.

Immanuel Wallerstein

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