Fernand Braudel Center, Binghamton University

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185 - 15 maggio 2006

I muri e il mondo


I muri sono di nuovo sulla stampa, e sono di nuovo controversi – muri sul confine fra Stati Uniti e Messico, muri che circondano insediamenti israeliani in Cisgiordania. Sono muri che chi sta al potere preme perché siano costruiti. Ma appena vent’anni fa, Ronald Reagan stava alla Porta di Brandeburgo e pronunciava le famose parole “Sr. Gorbachev, abbatta questo muro!”

Perché costruiamo muri? Fondamentalmente due ragioni – tenere della gente fuori e tenere della gente dentro. I muri di solito vengono costruiti al limite di una giurisdizione – la giurisdizione di un’autorità di governo, la giurisdizione di una proprietà privata. Ci sono due domande che dobbiamo porci riguardo ai muri. Sono morali? Sono efficaci? C’è un ampio e profondo disaccordo sulla risposta a queste due domande.

Cominciamo con i muri progettati per tenere della gente fuori. Perché vogliamo tenerla fuori? La risposta semplice è che abbiamo qualcosa, pensiamo che altri la vogliano, e non vogliamo condividerla con loro. Dal momento che i confini sono semplicemente linee sul terreno, sono intrinsecamente porosi. Una soluzione è costruire un muro che renda difficile passare la linea – entrare nel paese o nella proprietà – e in questo modo proteggerla da quella che consideriamo la violazione/entrata/occupazione illegale di ciò che consideriamo di nostra proprietà.

Nel caso del muro che gli Stati Uniti hanno costruito lungo il loro confine con il Messico, si cerca di rendere più difficile per i messicani e gli altri latinoamericani l’ingresso negli Stati Uniti senza uno specifico permesso (un visto). E naturalmente questi nella maggior parte dei casi cercano di entrare per avere un lavoro o forse per ottenere una riunificazione familiare. La giustificazione per il muro è che, se non ci fosse un sistema di visti, l’immigrazione nel paese ricco sarebbe dilagante e minaccerebbe lo standard di vita del paese in cui la gente immigra. Un sistema di visti ne limita il numero (oltre naturalmente a scegliere i tipi di persone che possono entrare), e i muri stanno lì per impedire agli estranei di non sfondare il vaglio dei visti.

A livello individuale, l’equivalente è la creazione delle cosiddette gated communities, nelle quali i proprietari in una località creano muri per tenere fuori estranei non invitati, e assumono forze di polizia private per imporre questa restrizione. Nei paesi ricchi le chiamiamo gated communities. Ma in questi giorni in un gran numero di comunità urbane del Sud, le persone che vivono nelle case più ricche erigono muri personali per tenere fuori gli intrusi, muri spesso rinforzati con filo spinato, cani feroci, e a volte polizia privata. La giustificazione di solito è che la forza di polizia pubblica locale è inadeguata al compito di proteggere da attacchi contro le persone e la proprietà privata.

Adesso guardiamo all’altro motivo – tenere la gente dentro. Quando nel 1961 la Repubblica Democratica Tedesca eresse il muro di Berlino, la ragione fu politica. C’era stato un costante esodo di persone nella Repubblica Federale Tedesca attraverso il sistema della metropolitana di Berlino. Questo era politicamente imbarazzante per le autorità della Repubblica Democratica Tedesca. Così costruirono un muro, che rimase al suo posto fino al 1989. Quando Reagan chiese che il muro venisse abbattuto, stava affermando il diritto delle persone di emigrare, di lasciare il posto dove stavano, per qualsiasi ragione.

Quel particolare muro crollò. Quando accadde, le persone dietro al muro (metaforicamente tutti quelli che vivevano sotto i regimi comunisti nell’Europa centro-orientale e nell’Unione Sovietica) scoprirono che avevano acquistato il diritto di emigrare, ma non il diritto di immigrare. Per immigrare, avevano ancora bisogno dei visti. E a tutt’oggi, non è affatto facile ottenere questi visti. Così alcuni di loro adesso emigrano legalmente ma immigrano illegalmente.

Nel caso dei muri israeliani, la spiegazione offerta è che vengono costruiti per ridurre la capacità dei palestinesi di intraprendere azioni violente in quelle zone. Ma i muri non vengono costruiti al confine di una giurisdizione. Vengono costruiti per creare una giurisdizione, un modo per creare confini de facto.

Così torniamo alle nostre due questioni. I muri sono morali? Sono efficaci? La moralità dei muri costruiti per tenere la gente fuori deriva dalla moralità dei diritti di proprietà. E la moralità dei diritti di proprietà è una questione di come la proprietà è stata acquisita. I detentori della proprietà affermano che è stato il risultato del loro duro lavoro, e altri spesso sostengono che è stato il risultato di furto, aggressione, o un’altra occupazione illegittima (se non illegale). Non c’è alcuna risposta generale a questa domanda, e in pratica la risposta nei casi particolari è il risultato di negoziati politici e di compromessi politici.

Naturalmente, si potrebbe pensare che chi è convinto delle infinite virtù del libero mercato ritenga che il movimento degli individui dovrebbe essere governato dal mercato e non da monopoli (per esempio, la restrizione dei diritti di accesso attraverso un sistema di visti). Ma in pratica, pochi sostenitori del libero mercato sostengono mai questo. Affermano che merci e capitale dovrebbero muoversi liberamente, ma tendono a non estendere questo principio di mercato al movimento delle persone.

E si potrebbe pensare che persone convinte dell’eguaglianza sociale dovrebbero essere favorevoli alla condivisione con chiunque. Ma in pratica molti sostenitori dell’eguaglianza sociale, specialmente quelli nei paesi ricchi, desiderano limitare l’eguaglianza sociale a chi è già all’interno di un particolare paese, e non aprirlo al mondo intero. Lo slogan sembra essere proteggere i diritti, la proprietà e i posti di lavoro nostri, non i diritti, la proprietà e i posti di lavoro del mondo intero.

Quanto all’efficacia, i muri sono efficaci a breve termine per tenere fuori molte persone (non tutte), e per tenere molte persone (non tutte) dentro. Ma a medio termine, i muri sono politicamente logoranti e aumentano l’ingiustizia, e dunque tendono a rendere necessarie ulteriori trattative. L’unica cosa sicura che possiamo dire sui muri è che certamente non sono né amichevoli né caritatevoli, né sono un segno di libertà.

 

Traduttore – Luca Tombolesi

 

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