Fernand Braudel Center, Binghamton University

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186 - 1 giugno 2006

"Il XXI secolo è il secolo di chi?"


Nel 1941, Henry Luce proclamò il ventesimo secolo “secolo americano”. E da allora la maggior parte degli analisti è stata d’accordo con lui. Naturalmente, il ventesimo secolo è stato più che semplicemente il secolo americano. È stato il secolo della decolonizzazione dell’Asia e dell’Africa. È stato il secolo della fioritura del fascismo e del comunismo come movimenti politici. Ed è stato il secolo della grande depressione e dell’espansione incredibile e senza precedenti dell’economia-mondo nei 25 anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale.

Però è stato comunque il secolo americano. Gli Stati Uniti nel periodo 1945-1970 sono diventati la potenza egemonica indiscussa e hanno plasmato un sistema-mondo a loro piacimento. Gli Stati Uniti sono diventati il primo produttore economico, la forza politica dominante, e il centro culturale del sistema-mondo. In breve, gli Stati Uniti hanno comandato loro, almeno per un po’.

Adesso, gli Stati Uniti sono in visibile declino. Sempre più analisti sono disposti a dirlo apertamente, anche se la linea ufficiale dell’establishment USA è negarlo vigorosamente, proprio come una certa parte della sinistra mondiale insiste sulla persistente egemonia degli Stati Uniti. Ma i realisti lucidi di tutte le parti riconoscono che la stella degli USA si sta offuscando. La domanda alla base di tutti i pronostici seri è quindi: il ventunesimo secolo è il secolo di chi?

Naturalmente è solo il 2006, ed è un po’ presto per rispondere a questa domanda con un qualche senso di certezza. Tuttavia ovunque i leader politici stanno scommettendo sulla risposta e stanno plasmando le loro politiche di conseguenza. Se riformuliamo la domanda per chiedere semplicemente come potrebbe apparire il mondo, ad esempio, nel 2025, potremmo essere in grado di dire almeno qualcosa di intelligente.

Fondamentalmente ci sono tre serie di risposte alla domanda di come apparirà il mondo nel 2025. La prima è che gli Stati Uniti godranno di un ultimo rilancio, un ritorno di potenza, e continueranno a dominare la piazza nell’assenza di qualsiasi serio rivale militare. La seconda è che la Cina si sostituirà agli Stati Uniti come superpotenza mondiale. La terza è che il mondo diventerà un’arena di disordine multipolare anarchico e relativamente imprevedibile. Esaminiamo la plausibilità di ciascuna di queste tre predizioni.

Gli Stati Uniti al vertice? Ci sono tre ragioni per dubitarne. La prima, una ragione economica, è la fragilità del dollaro come unica valuta di riserva nell’economia-mondo. Il dollaro è sostenuto ora da massicce infusioni di acquisti di obbligazioni ad opera di Giappone, Cina, Corea, e altri paesi. È altamente improbabile che questo continuerà. Quando il dollaro cadrà drammaticamente, ciò potrebbe far crescere momentaneamente le vendite di prodotti industriali, ma gli Stati Uniti perderanno il controllo della ricchezza mondiale e la loro capacità di espandere il deficit senza gravi penalizzazioni immediate. Gli standard di vita crolleranno e ci sarà un afflusso di nuove valute di riserva, compresi l’euro e lo yen.

La seconda ragione è militare. L’Afghanistan e specialmente l’Iraq hanno dimostrato negli ultimi anni che non basta avere aerei, navi e bombe. Una nazione deve avere anche un’enorme forza terrestre per sopraffare la resistenza locale. Gli Stati Uniti non hanno una forza del genere, e non ne avranno una, per ragioni di politica interna. Quindi sono condannati a perdere guerre del genere.

La terza ragione è politica. Nazioni di tutto il mondo stanno traendo la conclusione logica che adesso possono sfidare politicamente gli Stati Uniti. Prendete l’ultimo esempio: l’organizzazione per la cooperazione di Shanghai, che unisce Russia, Cina e quattro repubbliche dell’Asia centrale, sta per allargarsi per includere India, Pakistan, Mongolia e Iran. L’Iran è stato invitato nel momento stesso in cui gli Stati Uniti stanno cercando di organizzare una campagna mondiale contro il regime. Il Boston Globe l’ha chiamata correttamente “un’alleanza anti-Bush” e un “sommovimento tettonico geopolitico.”

Allora la Cina emergerà al vertice per il 2025? Certo, la Cina economicamente sta andando piuttosto bene, sta espandendo considerevolmente le sue forze militari, e sta perfino cominciando a svolgere un ruolo politico serio in regioni lontane dai suoi confini. La Cina indubbiamente sarà molto più forte nel 2025; tuttavia, la Cina ha di fronte tre problemi da superare.

Il primo problema è interno. La Cina non è politicamente stabilizzata. La struttura monopartitica a suo favore ha la forza del successo economico e il sentimento nazionalista. Ma affronta lo scontento di una metà circa della popolazione che è rimasta indietro, e lo scontento dell’altra metà per i limiti della propria libertà politica interna.

Il secondo problema della Cina riguarda l’economia-mondo. L’incredibile espansione del consumo in Cina (accanto a quella dell’India) farà sentire il suo costo sia sull’ecologia mondiale che sulle capacità di accumulazione del capitale. Troppi consumatori e troppi produttori avranno gravi ripercussioni sui livelli di profitto mondiale.

Il terzo problema è con i vicini della Cina. Se la Cina dovesse compiere la reintegrazione di Taiwan, contribuire a organizzare la riunificazione delle Coree, e raggiungere un modus vivendi (psicologicamente e politicamente) con il Giappone, potrebbe esserci una struttura geopolitica unificata dell’Asia orientale che potrebbe assumere una posizione egemonica.

Tutti e tre questi problemi possono essere superati, ma non sarà facile. E le probabilità che la Cina possa superare queste difficoltà entro il 2025 sono incerte.

L’ultimo scenario è quello dell’anarchia multipolare e di fluttuazioni economiche incontrollate. Data l’incapacità di conservare una vecchia potenza egemonica, la difficoltà di installarne una nuova e la crisi nell’accumulazione mondiale di capitale, questo terzo scenario appare il più probabile.

Immanuel Wallerstein

 

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