Fernand Braudel Center, Binghamton University
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Commentario 192, 1 settembre 2006
La tigre con le spalle al muro: ci aspettano tempi paurosi
Quando, alcuni anni fa, alcuni di
noi dissero che il declino dell’egemonia degli Stati Uniti nel sistema-mondo
era inevitabile, inarrestabile, e si stava già verificando, da molti ci venne
risposto che ignoravamo l’ovvia, schiacciante forza militare ed economica degli
Stati Uniti. E alcuni critici dissero che le nostre analisi erano dannose
perché servivano da profezia che si autoavvera.
Poi durante la presidenza Bush i
neocon sono andati al potere, ed hanno applicato la loro politica di
militarismo macho unilaterale, pensata (dicevano) per restaurare l’egemonia
indiscussa degli Stati Uniti costringendo con la paura i nemici e con l’intimidazione gli amici
all’obbedienza indiscussa
alle politiche americane nell’arena mondiale. I neocon hanno avuto la loro
chance e le loro guerre e hanno fallito spettacolarmente sia nello spaventare
chi era considerato nemico, sia nello spingere con l’intimidazione degli ex
alleati all’obbedienza senza discussioni. La posizione degli USA nel
sistema-mondo è molto più debole oggi che nel 2000, il risultato precisamente
delle stesse sconsiderate politiche dei neocon adottate durante la presidenza
Bush. Oggi, un bel po’ di gente è pronta a parlare apertamente di declino degli
USA.
E allora, adesso che succede?
Bisogna tenere d’occhio due luoghi; l’interno degli Stati Uniti, e il resto del
mondo. Nel resto del mondo, governi di tutte le tendenze prestano sempre meno
attenzione a qualsiasi cosa che gli Stati Uniti dicono di volere. Madeleine
Albright, quando era segretario di Stato, disse che gli Stati Uniti erano “la
nazione indispensabile.” Questo può essere stato vero un tempo, ma certamente
non è vero adesso. Ora, sono una tigre con le spalle al muro.
Non sono ancora proprio la “tigre
di carta” di cui parlava Mao Zedong, ma certamente sono sulla strada di
rivelarsi una tigre accovacciata per difendersi.
Le altre nazioni in che modo
trattano una tigre con le spalle al muro? Con tantissima prudenza, va detto.
Gli Stati Uniti, se quasi da nessuna parte sono più in grado di ottenere quello
che vogliono, sono ancora capaci di fare tantissimi danni se decidono di
scatenarsi. L’Iran può sfidare gli Stati Uniti con aplomb, ma cerca di stare
attento a non umiliarli. La Cina adesso può sentirsi sicura di sé e certamente
diventerà ancora più forte nei decenni futuri, ma tratta gli Stati Uniti con i
guanti di velluto. Hugo Chávez può prendere la tigre apertamente per il naso,
ma il più anziano e più saggio Fidel Castro parla in modo meno provocatorio. E
il nuovo primo ministro italiano, Romano Prodi, stringe le mani di Condoleezza
Rice mentre persegue una politica estera chiaramente mirata a rafforzare per
l’Europa un ruolo mondiale indipendente dagli Stati Uniti.
E allora perché sono tutti così
prudenti? Per rispondere a questo, dobbiamo guardare a cosa sta succedendo
negli Stati Uniti. Il capo de facto, Dick Cheney, sa cosa bisogna fare
dal punto di vista dei militaristi macho, dei quali è il leader. Gli Stati
Uniti devono “tirare diritto” e anzi aumentare la violenza. L’alternativa è
ammettere la sconfitta, e Cheney non è tipo da farlo.
Cheney tuttavia ha un acuto
problema politico in patria. Lui e le sue politiche stanno chiaramente e
massicciamente perdendo appoggio all’interno degli Stati Uniti. I discorsi
allarmistici sui terroristi e le accuse di tradimento lanciate contro i suoi
critici non sembrano più efficaci come una volta. La recente vittoria di Ned
Lamont, critico nei confronti della guerra, sul difensore della guerra Joe
Lieberman nelle primarie democratiche per le elezioni al Senato nel Connecticut
hanno scosso l’establishment politico americano di entrambi i partiti. Nel giro
di qualche giorno un grandissimo numero di politici è sembrato spostarsi nella
direzione di concludere l’operazione irachena.
Se, come ora sembra del tutto
possibile, nelle elezioni di novembre 2006 i democratici otterranno il
controllo di entrambe le camere del Congresso, rischia di esserci una corsa al
ritiro, malgrado le esitazioni della leadership democratica al Congresso.
Questo sarà tanto più sicuro se, in varie elezioni locali, vinceranno candidati
di spicco contrari alla guerra.
Cosa farà allora il campo di
Cheney? Non ci si può aspettare che riconosca graziosamente l’avvento di un
presidente democratico nelle elezioni del 2008. Saprà di avere probabilmente
solo due anni ancora per creare situazioni dalle quali per gli Stati Uniti
sarebbe quasi impossibile tirarsi indietro. E dal momento che, con un Congresso
democratico, non sarebbe in grado di far approvare alcuna legge importante, si
concentrerà (ancora di più di adesso) sul cercare di usare i poteri esecutivi
della presidenza, sotto il docile uomo di paglia George W. Bush, per fomentare
caos militare per il mondo e ridurre radicalmente la sfera delle libertà civili
all’interno degli Stati Uniti.
La cricca di Cheney tuttavia
incontrerà resistenza su molti fronti. Il punto di resistenza più importante
sarà senza dubbio la leadership delle forze armate USA (ad eccezione
dell’aviazione), che chiaramente pensa che le attuali avventure militari hanno
notevolmente sovraesposto la capacità militare americana ed è molto preoccupata
che l’opinione pubblica degli Stati Uniti in futuro le attribuisca la colpa
quando Rumsfeld e Cheney saranno scomparsi dai titoli dei giornali. Alla cricca
di Cheney resisterà anche la grande impresa che vede le politiche attuali come
portatrici di conseguenze assai negative per l’economia americana.
E naturalmente incontrerà la
resistenza della sinistra e del centro-sinistra americani che si stanno
sentendo rinvigoriti, arrabbiati e ansiosi per il corso della politica USA. C’è
una lenta ma chiara radicalizzazione della sinistra, e perfino del
centro-sinistra.
Quando ciò accadrà, la destra
militarista reagirà molto aggressivamente. Quando Lamont ha vinto le primarie,
un lettore del Wall Street Journal ha scritto una lettera in cui diceva
che “abbiamo raggiunto un punto critico in questo paese – se permettiamo che la
sinistra governi come maggioranza il nostro paese è finito.” Chiama i leader
repubblicani “incapaci”. Lui, e molti altri, cercheranno leader più feroci.
Tutti si preoccupano della Guerra
civile in Iraq. E negli Stati Uniti? Ci aspettano tempi paurosi!
Immanuel Wallerstein
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