Fernand Braudel Center, Binghamton University
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193, 15 settembre 2006
La mina vagante in Medio Oriente
L’attenzione di tutti è sul punto
sbagliato. La maggior parte degli analisti, dei giornalisti e dei leader
politici si preoccupa che qualche governo faccia qualcosa di veramente
destabilizzante in Medio Oriente, che scateni un diffuso caos regionale. I
colpevoli standard – che differiscono a seconda delle convinzioni politiche di
ciascuno – sono l’Iraq, l’Iran, Israele e gli Stati Uniti. Ma in realtà, per
diverse ragioni, nessuno di questi paesi è probabile che, ora o nel prossimo
futuro, provochi uno scenario che possa portare a una guerra generalizzata.
L’Iraq è troppo preso dalla propria guerra civile e dai suoi tentativi di porre
termine alla presenza americana per poter avviare qualcosa di serio. L’Iran ha
un regime assolutamente stabile e sta solo cercando di assicurarsi che gli Stati
Uniti non possano tarpargli le ali. Israele ostenta preoccupazione per l’Iran
ma, dopo il fiasco libanese, non è in posizione di cominciare qualcosa di
serio. E il governo americano si sta leccando le ferite mediorientali e sta
cercando in primo luogo di minimizzare il danno che ha già causato ai propri
interessi..
La mina vagante in Medio Oriente
è il Pakistan. Riflettete sulla sua storia. Nell’India britannica c’era un
movimento politico notevolmente secolare e notevolmente “moderno” che cercò,
con successo, di far ritagliare dall’India britannica una zona in larga parte
musulmana e di farla riconoscere come uno stato indipendente. Nel 1947,
immediatamente dopo l’indipendenza, India e Pakistan scesero in guerra, si
massacrarono in gran numero, e si dedicarono a un massiccio scambio di
popolazioni. Da allora fra i due stati c’è stata una tensione persistente,
specialmente dopo che in pratica si spartirono la vasta area di confine del
Kashmir, senza che nessuna delle due parti riconoscesse la legittimità della
spartizione.
Nell’oltre mezzo secolo
successivo, hanno avuto luogo diversi importanti cambiamenti. Il Pakistan, che
era una mostruosità geografica, si è diviso in due. La sua metà orientale
geograficamente separata è diventata (con l’incoraggiamento dell’India) lo
stato indipendente del Bangladesh. India e Pakistan si sono impegnati in altre
guerre, che fondamentalmente non hanno cambiato nulla (e anche Cina e India
ebbero una guerra di frontiera). Durante la Guerra fredda l’India è diventata
un leader del movimento dei non-allineati, coltivando rapporti piuttosto
amichevoli con l’Unione Sovietica. Come risultato, due paesi erano
particolarmente scontenti della politica estera indiana: gli Stati Uniti e la
Cina. Quindi entrambi coltivato stretti rapporti con il Pakistan.
Né l’India ne il Pakistan hanno
firmato il trattato di non-proliferazione nucleare (l’unico altro
non-firmatario fu Israele). Entrambi hanno sviluppato armi nucleari. L’india
dopo il 1947 ha avuto una turbolenta e complicata storia politica interna. Ma
fondamentalmente è rimasta politicamente stabile, malgrado le sue apparenti
potenzialità di disintegrazione. Per esempio l’India è sopravvissuta a
molteplici cambiamenti di governo senza alcun segno che l’esercito si sarebbe
fatto avanti. In Pakistan la storia è del tutto diversa. Questo paese ha avuto
svariati cambiamenti di regime, e di molti è stato responsabile l’esercito.
L’attuale regime è nato come risultato di un colpo di stato militare.
La religione ha svolto un ruolo
diverso nei due paesi. In India il fondamentalismo indù è stato molto forte e
incline alla violenza, ma alla fine si è espresso tramite un partito politico,
il Bharatiya Janata Party (BJP), che in larga misura ha agito secondo le regole
parlamentari, al potere come all’opposizione. E in India resta una
numerosissima popolazione musulmana, il cui voto conta. In Pakistan i
fondamentalisti islamici hanno cercato di seguire contemporaneamente molte
strade. Certamente hanno creato dei partiti, che sono stati al governo e all’opposizione.
Ma hanno creato anche dei movimenti guerriglieri, che (almeno inizialmente)
erano attivi in larga misura in Kashmir. Più in particolare, hanno infiltrato
le forze armate, un tempo puramente secolari, e specialmente il suo ramo dei
servizi segreti. E hanno fondato dei regimi autonomi nella cosiddetta frontiera
del nord-ovest.
I governi pakistani hanno dovuto
lottare per tenersi a galla. Hanno cercato di soddisfare allo stesso tempo due
clientele diverse: gli strati (professionisti, uomini d’affari, docenti
universitari) “modernizzanti” (cioè occidentalizzanti) da una parte; e i gruppi
islamici molto più “popolari”. Questo non è stato un equilibrismo politico
facile. Una delle loro tecniche chiave è stato lo sviluppo di un rapporto
ambiguo ma stretto con gli Stati Uniti, cercando di ottenere più appoggio
finanziario e politico-militare USA che potevano dando in cambio il meno
possibile.
Uno dei principali obiettivi di
Osama bin Laden era minare questo gioco di ambiguità. Sperava, con l’attacco
dell’11 settembre, che gli Stati Uniti premessero di più sul Pakistan perché
fosse un alleato più pienamente coinvolto. E in qualche misura Osama bin Laden
ha ottenuto tale risultato (data la crassa mancanza di sofisticazione
geopolitica nel regime di Bush). Ciò ha prodotto una reazione chiara in
Pakistan. Il tentativo dell’esercito di portare “ordine” nelle province del
nord-ovest (e così catturare Osama bin Laden) è fallito e l’esercito ora si è
dovuto ritirare. Nel frattempo l’India è riuscita a far legittimare dagli Stati
Uniti il proprio ulteriore sviluppo nucleare, e gli Stati Uniti si sono
rifiutati di fare lo stesso per il Pakistan, per paura che questo mandi
all’aria i migliorati rapporti USA-India. Così il Pakistan per colmare la
lacuna si è rivolto al suo altro vecchio alleato, la Cina.
Eppure il presidente Musharref
sempre di più sembra un fallimento politico. In Afghanistan il suo esercito ha
furtivamente rinnovato il proprio appoggio ai Taliban (dei quali il Pakistan
era stato lo sponsor principale negli anni ‘90), e gli Stati Uniti si stanno
irritando sempre di più. Se Musharraf traballa, il Pakistan dopo di lui
potrebbe benissimo avere un regime veramente islamista del tutto ostile agli
Stati Uniti – questa volta in un paese militarmente potente dotato di armi
nucleari, e uno in cui Osama bin Laden risiede impunemente.
E poi?
Immanuel
Wallerstein
Traduzione: Luca Tombolesi
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