Fernand Braudel Center, Binghamton University

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Commentary No. 199, 15 dicembre 2006

"Turbolenza messicana: sollevazione o guerra civile?"

Il subcomandante Marcos ha detto il mese scorso che il Messico è “alla vigilia di una grande sollevazione o di una guerra civile.” Sta continuando “l’altra campagna” lanciata dagli zapatisti. E Andrés Manuel López Obrador, candidato del Partido de la Revolución Democrática (PRD) nelle elezioni del 2 giugno 2006, ha affermato a gran voce, e con grandissimo appoggio del pubblico, che la sua elezione è stata rubata. Ha rifiutato di riconoscere  Felipe Calderón, che ha prestato il giuramento come presidente il 1 dicembre 2006, e ha istituito la propria struttura concorrente, il “governo legittimo” – con uffici, un gabinetto, e rappresentanti in ciascuna regione. Nel frattempo quello che mesi prima era iniziato come uno sciopero per gli stipendi degli insegnanti a Oaxaca si è trasformato in una sollevazione generale anticapitalista che ha preso il controllo della città sotto una struttura che ha preso il nome di Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO), e ha chiesto come minimo la destituzione del governatore provinciale del PRI, un certo Ulisses Ruiz. La polizia statale e federale alla fine è intervenuta in forze, ha represso la sollevazione, e i leader dell’APPO sono stati arrestati.

Com’è che il vicino più prossimo degli Stati Uniti è arrivato a un punto in cui il suo governo viene attivamente e vigorosamente messo in discussione come illegittimo, e la gente discute se il presidente legale possa effettivamente durare per tutto il suo mandato di sei anni, concludendo un periodo di 80 anni di relativa stabilità politica? Per spiegare la turbolenza bisogna mettere assieme tre elementi: 500 anni di oppressione dei popoli indigeni del Messico; il deterioramento delle istituzioni politiche messicane del secolo scorso; e l’impatto dell’ Trattato di libero scambio del Nord America (NAFTA) sul welfare$$ fondamentale del Messico.

Il Messico è un paese di coloni bianchi in cui la maggioranza della popolazione è composta di popoli indigeni più popoli cosiddetti di sangue misto. I numeri fanno una differenza, specialmente quando la stratificazione razziale/etnica è rimasta abbastanza tanto a lungo costante e il divario nei livelli di vita è così evidente. La conseguenza politica più recente di questa tensione fondamentale è stata l’emergere in Chiapas nel 1994 degli zapatisti (l’Ejército Zapatista de Liberación Nacional). Gli zapatisti si sono dimostrati una forza politica durevole e significativa la cui “altra campagna” avviata lo scorso anno ha cominciato ad avere il suo impatto in tutto il paese. L’“altra campagna” non è una campagna per il potere elettorale, né per prendere il controllo dell’attuale stato messicano; cerca di dare potere alle comunità locali e ai gruppi oppressi di ogni sorta (donne, contadini e operai, gay) in una lotta contro il capitalismo e l’imperialismo – in Messico e in tutto il mondo.

Esiste un secondo fronte – l’arena politica formale istituita sulla scia della rivoluzione messicana del 1910. Dopo un inizio incerto, il Messico si stabilizzò in un governo monopartitico sotto l’egida del Partido Revolucionaria Institucional (PRI). Il PRI raggiunse il suo apice rivoluzionario negli anni ’30 durante la presidenza di Lázaro Cárdenas, che nazionalizzò il petrolio e perseguì una riforma agraria istituendo progetti agrari comunitari sostenuti dal governo noti come ejidos. Dopo il 1940 il PRI si è allontanato dalla strada di Cárdenas, diventando sempre più burocratico, conservatore, e corrotto. Inizialmente la sua unica opposizione fu un partito di destra a base cattolica e favorevole al mondo degli affari noto come Partido Acción Nacional (PAN).

Nel 1989 ci fu una scissione a sinistra del PRI con la fondazione del PRD. Il candidato alla presidenza nel 1988 delle forze di sinistra che sarebbero diventate il PRD fu il figlio di Cárdenas, Cuauhtémoc Cárdenas. C’è un accordo generale sul fatto che le elezioni del 1988 furono rubate dal PRI, ma la sinistra non lottò contro questo affronto. Nel 2000 vinse il candidato del PAN, Vicente Fox, cacciando finalmente il PRI dal potere presidenziale e mandandolo in un precipitoso declino politico. Quando è stata annunciata la sconfitta del candidato del PRD nel 2006, López Obrador, questo non è svanito passivamente come Cuauhtémoc Cárdenas nel 1988; ha cercato invece attivamente di delegittimare la pretesa vittoria del suo oppositore.

Gli zapatisti e i López Obradistas rappresentano due ali dell’opposizione popolare messicana. Rappresentano strategie politiche diverse, e al momento non stanno lavorando all’unisono. Ma l’APPO a Oaxaca indica il tipo di forze che potrebbero unirle. Entrambe appoggiano l’APPO, e l’APPO è stata totalmente autonoma da entrambe. Nel prossimo futuro potrebbero esserci altre APPO.

L’elemento finale da introdurre nel quadro è il NAFTA. Le classi superiori messicane sotto il NAFTA hanno prosperato. Ma le classi inferiori stanno peggio che mai. Una delle molte conseguenze è stata naturalmente l’accresciuta migrazione transfrontaliera negli Stati Uniti, che ha portato a un’agitazione interna in questi ultimi – fra un nuovo movimento anti-immigranti “nativista” e un elettorato latinoamericano ridestato. Se nel prossimo anno o due l’economia-mondo rallenterà ulteriormente, il governo legale messicano potrebbe avere di fronte un drastico calo delle entrate e avere difficoltà a superare la tempesta. E le due turbolenze – quella del Messico e quella degli Stati Uniti – potrebbero unirsi.

“Raddoppia, raddoppia, lavoro e travaglio, ardi fuoco e ribolli caldaio!,” intonavano le streghe in Macbeth.

Immanuel Wallerstein

Traduttore: Luca Tombolesi

[Copyright di Immanuel Wallerstein, distribuito da Agence Global. Per diritti e permessi, compresi traduzioni e pubblicazione su siti non-commerciali, e contatti: rights@agenceglobal.com, 1.336.686.9002 or 1.336.286.6606.

Il permesso viene concesso per scaricare, inviare elettricamente, o spedire a mezzo e-mail ad altri, purché il saggio resti intatto e la nota sul copyright venga mostrata. Per contattare l'autore, scrivere a: immanuel.wallerstein@yale.edu.

Questi commenti, pubblicati due volte al mese, vogliono essere riflessioni sulla scena mondiale contemporanea, vista dal punto di vista non dei titoli immediati ma del lungo termine.]

 

 

 

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