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Commentary N. 202, 1 febbraio 2007
"Il World Social Forum: dalla difesa all’attacco"
Il World Social Forum (WSF) si è svolto a
Nei primi incontri
Nel sesto forum mondiale questo linguaggio difensivo è stato molto ridotto – semplicemente perché tutti lo hanno dato per scontato. E in questi giorni gli Stati Uniti sembrano meno formidabili, l’OMC sembra a un punto morto e fondamentalmente impotente, l’FMI quasi dimenticato. Il New York Times, coprendo l’incontro di Davos di quest’anno, ha parlato del riconoscimento che c’è una “equazione del potere in movimento” nel mondo, che “in realtà nessuno comanda” più, e che “le fondamenta stesse del sistema multilaterale” sono state scosse, “lasciando il mondo a corto di leadership in un momento in cui è sempre più vulnerabile a shock catastrofici.”
In questa situazione caotica il WSF sta presentando un’alternativa reale, e
sta gradualmente creando una rete di reti la cui influenza politica emergerà
nei prossimi cinque-dieci anni. I partecipanti al WSF hanno discusso a lungo se
dovesse continuare a essere un forum aperto o si dovesse impegnare in un’azione
politica strutturata e pianificata. Tranquillamente, quasi surrettiziamente, a
L’idea chiave è la creazione di reti, che il WSF è particolarmente
equipaggiato per costruire a livello globale. Ora c’è un’efficace rete di
femministe. Per la prima volta a
Il WSF sta anche producendo manifesti; il cosiddetto Appello di Bamako, che
enuncia un’intera campagna contro il capitalismo; un manifesto femminista, ora
nella sua seconda bozza e che continua a evolvere; un manifesto del lavoro
appena nato. Senza dubbio ci saranno altri manifesti
Infine c’è stata l’attenzione rivolta a cosa significa dire “un altro
mondo”. Ci sono state discussioni e dibattiti seri su cosa intendiamo per
democrazia, chi è un lavoratore, cos’è la società civile, qual è il ruolo dei
partiti politici nella futura costruzione
Non è che il WSF non abbia i suoi problemi interni. La tensione fra alcune delle più grosse ONG (le cui sedi e la cui forza è nel Nord, e che appoggiano il WSF ma si fanno vedere anche a Davos) e i movimenti sociali più militanti (particolarmente forti nel Sud ma non solo) resta reale. Nello spazio aperto si riuniscono, ma sono le organizzazioni più militanti quelle che controllano le reti. A volte il WSF sembra una lenta tartaruga. Ma nella favola di Esopo, la brillante e veloce lepre Davos perdeva la corsa.
Immanuel Wallerstein
Traduttore: Luca Tombolesi
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sulla scena mondiale contemporanea, vista dal punto di vista non dei titoli
immediati ma
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