http://fbc.binghamton.edu/commentr.htm
204 – 1 marzo 2007
"Farsa o primo passo? L’accordo Stati Uniti – Corea
del Nord"
Il 13 febbraio
gli Stati Uniti, la Corea del Nord e le altre quattro potenze dei colloqui a
sei (Cina, Corea del Sud, Giappone e Russia) hanno pubblicato una dichiarazione
congiunta, che il Dipartimento di Stato USA definisce un “piano d’azione di
denuclearizzazione”. John Bolton, uno dei neo-con di punta ed ex ambasciatore
di Bush all’ONU, lo ha denunciato immediatamente come una “farsa” che “manda
esattamente il segnale sbagliato ai sedicenti proliferatori in tutto il mondo”.
Il presidente Bush ha descritto l’accordo in maniera diversa. Ha detto che i
colloqui rappresentavano “la migliore opportunità di usare la diplomazia” e che
l’accordo era “il primo passo” verso una “penisola [coreana] libera da armi
nucleari”. Chi ha ragione?
Prima di tutto,
cos’è quest’accordo? Contiene diverse componenti. La Corea del Nord si è
impegnata a “chiudere e mettere i sigilli all’impianto nucleare di Yongbyon, in
vista del suo abbandono finale” e a invitare di nuovo il personale dell’IAEA.
Si è impegnata inoltre “a discutere [solo discutere] con le altre parti un
elenco di tutti i suoi programmi nucleari”. In cambio gli Stati Uniti hanno
accettato di avviare colloqui bilaterali sull’avvio di piene relazioni
diplomatiche, abolendo la designazione della Corea del Nord come stato sponsor
del terrorismo, ed estinguendo per quanto riguarda la Corea del Nord il Trading
With the Enemy Act [Legge sul commercio con il nemico]. Anche il Giappone si è
impegnato a colloqui bilaterali “sulla base della risoluzione di un passato
infelice e di preoccupazioni irrisolte” – un ordine del giorno piuttosto vago. E
tutti si sono impegnati a fornire alla Corea del Nord entro 60 giorni
assistenza energetica di emergenza.
Perché gli Stati
Uniti l’hanno firmato? Il New York Times ha detto che l’accordo “segna un
grosso cambiamento di rotta per l’amministrazione Bush” e chiaramente Bolton è
d’accordo. Come la maggior parte dei commentatori. È stato evidenziato che
l’accordo è assai vicino a quello raggiunto dall’amministrazione Clinton e
denunciato dal regime di Bush. La maggior parte dei commentatori è anche
d’accordo sul fatto che probabilmente, se il regime di Bush fosse stato
disposto, ci si sarebbe potuti arrivare cinque anni fa, in un momento in cui la
Corea del Nord non aveva ancora sperimentato armi nucleari.
E allora cos’è
cambiato? La realtà delle opzioni in diminuzione sembra aver colpito i decisori
a Washington. Il fatto è che adesso la Corea del Nord ha delle armi ed è
improbabile che le abbandonerà. Il fatto è che gli Stati Uniti sono impantanati
in Iraq e stanno concentrando le loro altre energie politiche immediate
sull’Iran. Il fatto è che i repubblicani hanno perso le ultime elezioni, in larga
misura su problemi di politica estera. Il fatto è che i loro alleati sono
diventati ogni giorno che passa meno ben disposti verso le politiche americane.
Dal punto di vista degli Stati Uniti l’accordo rimuove temporaneamente il
problema dalla scena geopolitica di primo piano. Più tardi ci saranno ampie
possibilità per gli USA di fare marcia indietro.
E perché la
Corea del Nord ha firmato? Per cominciare, subiva la forte pressione cinese
affinché firmasse qualcosa. E in questo momento ai nordcoreani può essere
sembrato poco saggio tirare troppo la corda con la Cina. Cosa più importante,
ha ottenuto qualcosa che voleva da tempo e che il regime di Bush aveva
rifiutato a lungo – la promessa di colloqui bilaterali con gli USA relativi a
piene relazioni diplomatiche. E ha ottenuto assistenza energetica di cui aveva
urgente bisogno. Lo ha ottenuto senza cedere troppo. Certamente dovrà chiudere il
reattore di Yongbyon. Dopodiché il resto è aperto a “discussione”, e non si
menziona l’effettivo smantellamento delle armi nucleari esistenti.
Dal punto di
vista cinese questo accordo riduce la pressione diplomatica degli Stati Uniti
sulla Cina perché “freni” la Corea del Nord. Dal punto di vista della Corea del
Sud questo permette il perseguimento della sua ora lievemente offuscata
politica del sole splendente. Solo il Giappone brontola, e ha indicato che non
contribuirà all’assistenza energetica, il che significa che la Corea del Sud
deve accollarsi la parte del Giappone – una cosa che non rafforzerà i già
traballanti rapporti fra Giappone e Corea del Sud.
E così, è una
farsa o un primo passo? Sono incline a ritenere che la prima sia sicura, il
secondo solo possibile. Quel che l’accordo porta una volta di più in primo
piano è la diminuzione della capacità degli Stati Uniti di raggiungere i suoi
obiettivi primari nell’arena geopolitica.
Immanuel Wallerstein
Traduttore: Luca Tombolesi
[Copyright di
Immanuel Wallerstein, distribuito da Agence Global. Per diritti e permessi,
compresi traduzioni e pubblicazione su siti non-commerciali, e contatti: rights@agenceglobal.com, 1.336.686.9002 or
1.336.286.6606.
Il permesso
viene concesso per scaricare, inviare elettricamente, o spedire a mezzo e-mail
ad altri, purché il saggio resti intatto e la nota sul copyright venga
mostrata. Per contattare l'autore, scrivere a: immanuel.wallerstein@yale.edu.
Questi commenti,
pubblicati due volte al mese, vogliono essere riflessioni sulla scena mondiale
contemporanea, vista dal punto di vista non dei titoli immediati ma del lungo
termine.]
_____
Email this Commentary to a colleague
______________________________________________
Go to List of Commentaries