Fernand Braudel Center, Binghamton University

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206, 1 aprile 2007

La prossima è l’Afghanistan?

 

Tutti sanno che gli Stati Uniti hanno perso la guerra in Iraq. Oggi la politica a Washington è semplicemente una serie di manovre fra democratici e repubblicani per piazzarsi in modo che sia l’altro partito a pagare il prezzo elettorale del fiasco. La prossima sconfitta sarà l’Afghanistan? Sei anni fa Osama bin Laden pronosticò che gli Stati Uniti avrebbero subito la stessa sconfitta dell’Unione Sovietica. Aveva ragione?

Dopo l’11 settembre 2001 gli Stati Uniti (e la Gran Bretagna) presero di mira il regime afgano dei talebani per un cambio di regime – una decisione, ora sappiamo, già presa dagli USA nel luglio 2001, due mesi prima dell’11 settembre. Il principale argomento pubblico fu che il regime ospitava i leader e i campi di addestramento di Al-Qaeda. Il presidente Bush il 21 settembre consegnò ai talebani un ultimatum, che questi rifiutarono, e il 7 ottobre le forze americane e britanniche entrarono in azione.

All’epoca quasi tutto il mondo stette dalla parte degli invasori. I talebani erano il modello stesso di un regime terribile e terrificante. Non solo ospitavano Al-Qaeda (e ne andavano orgogliosi) ma imponevano una versione estrema della legge islamica della Sharia ed erano particolarmente duri con le donne – negando loro il lavoro, l’educazione e la possibilità di uscire di casa se non coperte da un ampissimo burqa e accompagnate da un parente maschio adulto. Così quando gli Stati Uniti invasero la maggior parte del mondo applaudì – non solo gli alleati occidentali degli USA, ma anche (ricordiamolo) Russia e Iran. Quasi l’unica resistenza venne dal Pakistan.

Naturalmente queste reazioni non erano sorprendenti. La Russia da tempo appoggiava un gruppo antitalebano chiamato Alleanza del nord, composto da gruppi etnici diversi dai Pashtun maggioritari che erano la base delle forze talebane. L’Iran aveva analogamente appoggiato un gruppo antitalebano con cui aveva legami etnici. Quanto al Pakistan, i talebani erano i loro protegé e i servizi segreti pakistani (ISI) ne erano i principali sostenitori. Cacciare i talebani dal potere significava cacciare il Pakistan dalla sua sfera d’influenza (un vuoto in cui sono entrati di corsa gli indiani).

Per capire cosa è accaduto dopo il 2001 dobbiamo risalire ad almeno trent’anni prima. Nel XIX secolo l’Afghanistan era conteso fra Russia e Gran Bretagna. Nel periodo successivo al 1945 divenne terreno conteso fra l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti. Nel 1978 il Partito (comunista) democratico del popolo afgano (PDPA) rovesciò il governo – contrariamente ai desideri di Mosca. Dal momento che il PDPA era composto da due fazioni in forte concorrenza fra loro (divise in parte secondo linee etniche) seguì un periodo di lotta interna fra comunisti, in cui venne risucchiata l’Unione Sovietica. Infine nel dicembre 1979 le truppe sovietiche entrarono in Afghanistan per cercare di stabilizzare la situazione.

Zbigniew Brzezinski ha rivelato anni più tardi che gli Stati Uniti avevano fatto di tutto per attirare l’Unione Sovietica in Afghanistan, prevedendo che sarebbe diventato il loro “Vietnam”. Nel frattempo Stati Uniti (e Pakistan) appoggiarono molto attivamente l’addestramento e l’armamento dei mujahidin islamici che cercavano di rovesciare il regime comunista. Osama bin Laden fu uno di coloro il cui addestramento militare fu un dono degli Stati Uniti. Il regime comunista non era un idillio, ma almeno era secolare e offriva ampissimi diritti alle donne, e nessuna di queste due cose è stata vera in nessuno dei successivi regimi.

L’invasione per l’Unione Sovietica si rivelò un’esperienza sul tipo del Vietnam – costosa in vite, denaro e appoggio popolare in patria, e sotto Gorbacev cominciò il ritiro. Però la lotta civile non cessò. Anzi si estese. Poiché ora c’erano gruppi di ex-mujahidin in concorrenza che cercavano di piazzarsi al potere a Kabul.

Dopo anni di guerra civile sfibrante e distruttiva un gruppo di “studenti” chiamati talebani, e appoggiati dall’esercito pakistano, invasero il paese, occuparono Kabul e con diffuso sollievo stabilirono una qualche sorta di ordine. Tuttavia emerse presto che l’“ordine” che i talebani avevano instaurato non era gradito a tutti. I Pashtun erano il gruppo etnico più grande ma non erano affatto l’unico importante. E gli altri si sentivano esclusi. Inoltre i talebani divennero sempre più enfaticamente islamisti, fra l’altro con la distruzione di una delle meraviglie archeologiche dell’Afghanistan – due enormi statue buddiste. E il loro leader, il mullah Omar, strinse un’amicizia intima con Osama bin Laden. Da qui l’invasione americana nel 2001.

A questo punto tornarono i gruppi concorrenti che i talebani avevano cacciato. E inizialmente venne fondato un nuovo ordine, con l’aiuto militare degli Stati Uniti e l’intervento diplomatico delle Nazioni Unite. Fu creato un governo nazionale sotto Hamid Karzai, e la sua autorità fu consolidata – a Kabul, ma in realtà non nel resto del paese. L’ordine ancora una volta si deteriorò e nel 2003 cominciò la ripresa militare dei talebani, con la tacita tolleranza del Pakistan.

Gli Stati Uniti, dal momento che ora erano coinvolti in Iraq, hanno chiesto aiuto alla NATO. Nel gennaio 2006 la responsabilità della sicurezza è stata assunta dalla NATO International Security Assistance Force (NISAF), con unità di un gran numero di paesi – Gran Bretagna, Canada, Paesi Bassi, Danimarca, Australia, Estonia, Norvegia, Francia, Italia e Nuova Zelanda. Tuttavia la maggior parte di questi paesi è stata ritrosa quanto all’uso delle loro truppe – ciascuno stabilendo regole di ingaggio diverse e insistendo su localizzazioni particolari (preferendo spesso Kabul, il posto più sicuro). E ora praticamente in tutti questi paesi c’è un dibattito politico attivo sul mantenimento o meno delle truppe in Afghanistan.

Così i talebani sono tornati, e in forze. NISAF potrebbe non durare ancora molto a lungo. Ed è improbabile che i modernizzatori secolari che erano i comunisti possano riemergere. Pensiamo davvero che qualche angelo stia guardando dall’alto il mondo occidentale, e dica “ben fatto”?

Immanuel Wallerstein

Traduttore: Luca Tombolesi

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