Fernand Braudel Center, Binghamton University
http://fbc.binghamton.edu/commentr.htm
208, 1 maggio 2007
L’anno 2007 segna il cinquantesimo anniversario delle indipendenze africane.
Faccio risalire questo evento al 6 aprile 1957, quando la colonia britannica
della Costa d’Oro divenne lo stato indipendente
Io stesso ero ad
L’indipendenza
Tuttavia quello che venne chiamato “lo scendere verso sud della liberazione africana” continuò per vari altri anni, finché non colpì la dura roccia dell’Africa meridionale ricca di minerali e dominata dai coloni – le colonie portoghesi dell’Angola e del Mozambico, l’autoproclamato stato indipendente della Rhodesia (oggi Zimbabwe), controllato dai coloni, lo stato dell’Africa sudoccidentale (oggi Namibia), controllato dal Sudafrica, e il Sudafrica dell’apartheid. Ci vollero altri venti anni per ottenere governi africani indipendenti in tutti questi stati, ma ci si riuscì.
Nel frattempo l’euforia del 1957-1960 cedette il posto a nuove realtà – colpi di stato militari, guerre civili, perfino guerre fra stati, più le gravi difficoltà degli anni ’70 e ’80 che furono stimolate ma non causate dagli aumenti del prezzo del petrolio. L’afro-ottimismo cedette il passo all’afro-pessimismo. Tutte le altre cose non venivano date in sovrappiù all’indipendenza politica. Nkrumah aveva avuto torto?
Lo stesso Nkrumah aveva avvertito che la fine
Nel 2007 il quadro complessivo politico ed economico dell’Africa non
corrisponde affatto alle speranze e alle aspettative
Come sarà l’Africa fra cinquant’anni? Naturalmente nessuno può esserne sicuro. Però si può avere qualche aspettativa ragionevole. Prima di tutto, sarebbe difficile che le cose vadano peggio. Oggi, nella gerarchia internazionale degli stati, quelli africani nel complesso stanno in fondo. Le giovani generazioni reagiscono a questa realtà in due modi. Alcuni emigrano, e alcuni stanno cominciando a strutturare nuovi movimenti – cercando di costruire una seconda ondata di lotte di liberazione nazionale.
In secondo luogo, nel 2057 la scena geopolitica sarà assai differente. La
capacità degli Stati Uniti e della Francia di interferire direttamente sulla
scena africana sarà quasi certamente scomparsa. Certi dicono che potrebbero
essere sostituiti da nuovi soggetti che interferiranno, come la Cina o,
suggeriscono alcuni, perfino il Brasile. Questo mi sembra assai poco
plausibile, anche se non
Negli anni precedenti alle cerimonie dell’indipendenza presiedute da Nkrumah nel 1957, i suoi oppositori interni più conservatori ne irridevano i sostenitori, chiamandoli “ragazzi delle verande.” Si riferivano al fatto che molti dei militanti abitavano nelle città ed erano relativamente poveri, non avevano un domicilio permanente e dormivano sulle verande delle case altrui. Ciò indica in che grado il nazionalismo africano al suo apogeo aveva un importante elemento di conflitto di classe, cosa che è stata oscurata in buona parte della letteratura sull’Africa. La coscienza di classe può diventare nuovamente centrale nella politica africana. E se lo farà, data la crisi strutturale di tutto il sistema-mondo moderno e le condizioni geopolitiche ed economiche mondiali che questa sta generando, i movimenti africani potrebbero svolgere un ruolo molto maggiore nel risultato della lotta politica mondiale che oggi la maggior parte di noi prevede. Speriamo che sarà così.
Immanuel Wallerstein
Traduttore: Luca Tombolesi
[Copyright di Immanuel Wallerstein,
distribuito da Agence Global. Per diritti e permessi, compresi traduzioni e
pubblicazione su siti non-commerciali, e contatti: rights@agenceglobal.com, 1.336.686.9002 or
1.336.286.6606.
Il permesso
viene concesso per scaricare, inviare elettricamente, o spedire a mezzo e-mail
ad altri, purché il saggio resti intatto e la nota sul copyright venga
mostrata. Per contattare l'autore, scrivere a: immanuel.wallerstein@yale.edu.
Questi commenti,
pubblicati due volte al mese, vogliono essere riflessioni sulla scena mondiale
contemporanea, vista dal punto di vista non dei titoli immediati ma del lungo
termine.]
_____
Email this Commentary to a colleague
______________________________________________
Go to List of Commentaries