Fernand Braudel Center, Binghamton University

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Commentary No. 209, May 15, 2009

"Francia: la fine del gollismo?"

Nicolas Sarkozy, appena eletto presidente francese, nella sua prima dichiarazione post-elettorale ha affermato che la Francia ha scelto il cambiamento. Affermare di essere per il cambiamento non è insolito fra chi arriva al potere. Sarkozy parla seriamente, e se è così, cosa intende dire? Negli Stati Uniti la sua elezione viene interpretata come quella del presidente francese più amico nella storia della quinta repubblica. Senza dubbio lo è, ma questo significa che la politica estera francese cambierà?

Dovremmo cominciare con analizzare cosa ha influito sulla sua elezione. Di solito nei sistemi elettorali occidentali ci sono due partiti principali, uno più a sinistra e uno più a destra. Questo è vero anche per la  Francia, dove il principale partito di destra è rappresentato dall’Union pour un Mouvement Populaire (UMP), il partito di Sarkozy, e il principale partito di sinistra dal partito socialista, il cui candidato era Ségolène Royal. Normalmente nella maggior parte delle elezioni la base di ciascun partito vota per i suoi candidati. Sicuramente è così in Francia, che ha un sistema a due turni. Per vincere un’elezione ci sono tre aree in cui individuare voti che cambieranno al secondo turno – più a sinistra, più a destra, e al centro. Il centro si riferisce a quei votanti che sono pronti a passare dall’uno all’altro dei due partiti, e che spesso lo fanno. Chi è più a sinistra e più a destra del partito principale della sua area normalmente al secondo turno o lo vota o si astiene.

Quando François Mitterand vinse come candidato socialista nel 1981 e ancora nel 1988, chiaramente attinse dal centro i suoi voti supplementari. Quando Jacques Chirac nel 1995 vinse come candidato della destra si candidò su una piattaforma “sociale”, e quindi anche lui attinse dal centro i suoi voti supplementari. Stavolta questo non è accaduto. Chi era più a sinistra ha votato per la Royal. Il centro sembra essersi diviso come fa di solito – due terzi per la destra e un terzo per la sinistra. Sarkozy ha avuto i suoi voti supplementari da chi era più a destra. Malgrado Jean-Marie Le Pen, il principale candidato a destra di Sarkozy, avesse esplicitamente richiesto ai suoi elettori di astenersi in massa al secondo turno, questi non lo hanno ascoltato. Hanno votato per Sarkozy.

La domanda è perché hanno votato per Sarkozy. Alla maggior parte di questi votanti sono indifferenti i rapporti della Francia con gli Stati Uniti. E in larga misura sono indifferenti al tipo di misure economiche conservatrici che Sarkozy ha promesso. Hanno votato per lui in primo luogo perché ai loro occhi rappresenta il tipo di posizione antimusulmana importante per loro. E ha ottenuto questo in tre modi precisi. Ha promesso di essere duro con il crimine nelle banlieues (i ghetti francesi). Ha promesso di irrigidire i controlli sull’immigrazione. E ha promesso di resistere con forza alla partecipazione della Turchia all’Unione europea. Quasi sicuramente manterrà tutte e tre le promesse, e quindi i votanti più di destra avranno quello che vogliono.

Tuttavia cosa implica questo per il resto del suo programma? Non necessariamente molto. L’UMP è un partito le cui radici storiche affondano in primo luogo nel gollismo. Cos’è, o era, il gollismo? Charles De Gaulle, nel suo primo periodo di potere, subito dopo la seconda Guerra mondiale, rappresentava tre cose: l’asserzione del diritto della Francia a un ruolo politico più importante e indipendente nella politica mondiale; il dirigisme, una sorta di politica economica keynesiana con un importantissimo ruolo per lo stato francese; e l’anticomunismo interno.

Quando nel 1958 De Gaulle tornò al potere rappresentava ancora le stesse tre cose. Quando parlava delle armi nucleari francesi, diceva che erano pensate per difendere la Francia tous azimuts, intendendo in tutte le direzioni. Ritirò la Francia dalla struttura di comando della NATO. Tuttavia insistette sempre sul fatto che la Francia era dalla stessa parte globale degli Stati Uniti, cioè anticomunista. E restò fedele a uno stato sociale francese. Dopo De Gaulle la Francia ha avuto altri quattro presidenti. Nessuno di loro in realtà ha deviato in modo fondamentale da questa trinità gollista di posizioni – potenza francese indipendente, stato sociale, anticomunismo – anche se solo due dei quattro hanno affermato di essere gollisti.

L’appello al cambiamento di Sarkozy sarà davvero un ripudio di questa trinità di posizioni? Ne dubito. Sugli Stati Uniti ha detto che la Francia è stata “arrogante” nel modo in cui ha trattato la richiesta USA di intervento in Iraq, ma che era d’accordo con la posizione fondamentale. Questa è abbastanza simile alla linea di Angela Merkel – parla agli Stati Uniti in modo più educato, ma persegue comunque una politica piuttosto indipendente. La Merkel ha mostrato questo assai di recente usando con Washington un linguaggio affabile, ma esprimendo contemporaneamente la sua forte opposizione all’intenzione degli USA di localizzare dispositivi di intercettazione nucleare in Polonia e nella Repubblica Ceca.

Lord Palmerston, ministro degli esteri britannico alla metà dell’ottocento, disse notoriamente: “La Gran Bretagna non ha alleati permanenti; ha interessi permanenti.” Quali sono gli interessi francesi? In realtà la Francia ha bisogno di poco dagli Stati Uniti. Sono piuttosto gli Stati Uniti ad aver bisogno dell’appoggio francese. Gli interessi primari della Francia stanno nello stato dell’Europa, e nei rapporti con le sue ex colonie in Africa. In Europa il modo migliore di servire gli interessi della Francia è continuando uno stretto rapporto con la Germania. Merkel potrebbe ben servirgli da modello, molto più della Thatcher. Quanto alle ex colonie francesi, hanno mostrato apertamente il loro disagio per l’elezione di Sarkozy, appunto per via delle sue posizioni sui problemi che interessano chi in Francia è più a destra di lui. Le prime priorità di politica estera di Sarkozy saranno risolvere i suoi rapporti con la Germania e restaurare la sua immagine nelle ex colonie francesi.

Abbandonare il retaggio gollista non l’aiuterà a fare nessuna delle due cose. Certo ci si può aspettare che farà approvare alcune misure economiche, come eliminare la settimana lavorativa di 35 ore, e che decreterà varie riforme fiscali. Ma ciò è ben lungi dal distruggere lo stato sociale. Nella sua campagna ha usato come tema anche il ripudio del retaggio del 1968, che sembra essere un modo di essere anticomunista aggiornato al 2007. Cosa questo significhi in termini pratici è ancora difficile da vedere.

In termini di politica interna Sarkozy sta passando a smantellare quanto più possibile del gruppo organizzato nel centro francese che vuole prendere le distanze dal suo partito creando un “vero” partito di centro. In questo probabilmente avrà successo. E lo smarrimento nel partito socialista senz’altro lo aiuterà a confermare la sua base elettorale per future elezioni. Tutto ciò, comunque, è lontano dall’essere una rottura fondamentale con il consenso politico grazie al quale la Francia ha funzionato dopo il 1945.

Immanuel Wallerstein

Traduttore: Luca Tombolesi

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