Fernand Braudel Center, Binghamton University
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211, 15 giugno 2007
Uno scudo di difesa antimissile: idea folle
oppure obiettivo razionale?
George W. Bush ha spinto con
forza per creare quello che chiama uno scudo di difesa antimissile nella
repubblica ceca e in Polonia. Pochissimi pensano sia un’idea sensata. Mentre i
due governi est-europei sembrano appoggiarla entusiasticamente, i sondaggi di
opinione mostrano che le loro popolazioni sono contrarie. La Germania vi si è
opposta in modo più riservato. L’Iran ha mostrato una totale indifferenza. E
Joseph Cirincione, che ha dedicato la sua carriera professionale a combattere
la proliferazione nucleare, dice che Bush sta premendo per “una tecnologia che non funziona contro una
minaccia che non esiste.”
Così questa è solo un’idea folle,
un’altra prova che il regime di Bush è irrazionale e non molto astuto? No
davvero. Dietro tutto questo c’è un obiettivo razionale, e non è certo un
segreto. Cominciamo con la presunta spiegazione. Bush dice che gli Stati Uniti
vogliono proteggersi contro la messa in campo, da parte di uno stato canaglia
(leggi l’Iran), di una minaccia nucleare all’Europa e in definitiva anche agli
USA.
La Russia dice che questi
cosiddetti scudi di difesa in realtà sono puntati contro di lei, e che non solo
è contraria ma vi schiererà contro dei missili puntati sull’Europa. I governi
ceco e polacco in realtà non sono agitati per la minaccia iraniana, ma sembrano
pensare che ci sia una minaccia russa. Così le ragioni per le quali sono
entusiasti dell’idea è che sono d’accordo con i russi – che queste sono mosse
che prendono di mira la Russia. In effetti, in privato questa è anche la
posizione tedesca. E, sempre in privato, probabilmente tutti gli altri governi
dell’Europa occidentale condividono questo modo di vedere.
George W. Bush insiste che tutto
ciò non è vero, che i russi sono amici, e che non intende minacciarli. Dice che
i cechi e i polacchi non devono scegliere fra gli Stati Uniti e la Russia:
possono (e dovrebbero) essere amici di entrambi. probabilmente crede davvero a tutto
ciò, nel senso che né Bush e nemmeno i neocon sono ansiosi di mettersi contro
la Russia come ancora un altro nemico nel ventunesimo secolo. E allora cosa sta
succedendo?
Donald Rumsfeld ce lo ha detto
molto tempo fa cosa stava succedendo. La politica dell’attuale governo USA è
usare la cosiddetta nuova Europa per vincolare e limitare il ruolo politico
della cosiddetta vecchia Europa – ovvero, usare i governi dell’Europa orientale
contro i governi dell’Europa occidentale. Gli Stati Uniti, specialmente il
regime di Bush, non vogliono vedere un’Europa forte, tale da perseguire una
politica separata da quella degli Stati Uniti. E si potrebbe dire che la
dottrina Rumsfeld finora abbia avuto un ragionevole successo. Il senso di
erigere scudi di difesa antimissile in Europa orientale è proteggere gli Stati
Uniti non contro l’Iran né contro la Russia ma contro l’Europa occidentale, il
che spiega l’atteggiamento tedesco.
Il periodo della dominazione
sovietica dell’Europa orientale è stato un’esperienza estremamente negativa
tanto per i paesi satelliti quanto per i vari stati ex-sovietici che ora sono
indipendenti. Tutti loro stanno vivendo una sindrome da stress post-traumatico.
In ciascuno di questi paesi le forze di destra stanno sfruttando questa paura
per promuovere i propri programmi interni. Queste forze in realtà non hanno
paura della pressione militare o anche solo politica russa. Hanno paura che
l’Europa occidentale raggiunga un accordo politico con la Russia, e di non
avere molto da dire sulle condizioni politiche di tale accordo.
Neanche questo da parte loro è
del tutto irrazionale. Negli ultimi secoli accordi del genere sono stati
raggiunti varie volte, ed è di nuovo una seria possibilità. Così i paesi
dell’Europa orientale stanno proclamando il proprio eterno amore per gli Stati
Uniti (ostentato in modo così incredibilmente esagerato l’11 giugno in Albania
durante la visita di otto ore di George W. Bush).
L’obiettivo degli entusiastici
proclami di amicizia è duplice: indebolire gli europei occidentali, e creare
una situazione in cui gli Stati Uniti siano costretti ad appoggiare gli europei
orientali. Questa è una tattica classica dei paesi più deboli nei confronti di
paesi più forti che sembrano essere alleati ideologici.
È una tattica che spesso
funziona. Ma ha i suoi limiti. Il tallone d’Achille di una tattica del genere è
che dipende dalla persistente necessità per il paese più forte, in questo caso
il governo degli Stati Uniti, di stare al gioco. Al momento gli Stati Uniti
sono assolutamente pronti a farlo. Ma quando gli USA si ritireranno dall’Iraq e
ricalibreranno la loro posizione globale per tenere conto della loro diminuita
potenza geopolitica sostenere i regimi polacco o ceco potrebbe sembrare meno
utile, potrebbe perfino perdere ogni importanza. A quel punto i governi
dell’Europa orientale sarebbero da soli – dipendenti economicamente e
militarmente dalle stesse potenze dell’Europa occidentale che ora disprezzano,
perfino quando, o specialmente quando, c’è un più stretto riavvicinamento
Parigi-Berlino-Mosca.
Così a breve termine la
costruzione di uno scudo di difesa antimissile serve ai bisogni degli Stati
Uniti e ai bisogni dei governi dell’Europa orientale. Ma più a lungo termine
sembra come se gli est-europei scommettessero su un cavallo che probabilmente
non terminerà la corsa.
Immanuel Wallerstein
Traduttore: Luca Tombolesi
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