Fernand Braudel Center, Binghamton University
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213, 15 luglio 2007
Il carisma di Putin
Vladimir Putin nell’ultimo anno o
giù di lì non ha avuto una buona stampa negli Stati Uniti, e neanche in Europa
occidentale. È stato accusato di essere autoritario, di tentare di ricreare il
controllo imperiale della Russia sui suoi vicini, e di far rivivere un
ostruzionismo da guerra fredda alle Nazioni Unite.
Così è con qualche sorpresa che
leggiamo le osservazioni di Jean-Claude Killy, grande campione olimpico
francese e attualmente membro francese del Comitato Olimpico Internazionale
(CIO). Il CIO si è riunito il 7 luglio 2007 a Città del Guatemala per decidere
dove si svolgeranno i Giochi Olimpici Invernali nel 2014. C’erano tre
contendenti: Salisburgo in Austria, Pyeongchang in Corea, e Soči in
Russia. Salisburgo ha sostenuto di essere un luogo sicuro, esente da rischi. Pyeongchang
ha sostenuto che la sua scelta avrebbe promosso la pace e la riconciliazione
nella penisola coreana. Soči ha
organizzato l’arrivo di Putin in persona per sostenere la sua candidatura.
Il sito coreano era il favorito e
in effetti ha vinto il primo turno. Ma, eliminata Salisburgo, Soči ha
vinto il secondo e definitivo turno. A sentir raccontare la storia da Killy, è
stato il carisma personale di Putin a fare la differenza. A parlato in inglese
e francese, cosa che non fa mai in pubblico. E ha usato il suo fascino, quello
che Killy chiama il suo carisma. Certo, le vittorie nei processi decisionali
del CIO possono essere gratificanti e simboliche, ma dopo tutto sono una
questione secondaria, che riflette l’influenza politica piuttosto che crearla.
E così ci si deve chiedere: è
questo l’unico luogo in cui Putin è andato esercitando il suo carisma? E la
risposta deve essere: no. Prima di tutto c’è la sua forza politica interna in
Russia. Sì, ha sconvolto una buona parte dell’intelligentsia, ma ci sono tutte
le indicazioni che per la maggior parte dei russi sia assai popolare, a
differenza oggi di alcuni presidenti degli stati più importanti. Sembra che i
russi lo vedano come qualcuno che ha fatto molto per restaurare la forza dello
stato russo, dopo quello che vedono come il suo umiliante deterioramento
durante l’era di Eltsin. In generale sappiamo che quelle che uno chiama
tendenze autoritarie un altro spesso le chiama la restaurazione dell’ordine. È
un conflitto di interpretazione diffuso, anche nei paesi del Nord Atlantico. Nicolas
Sarkozy si è appena avvantaggiato di questo doppio punto di vista.
Ancora più importanti tuttavia
sono i risultati ottenuti da Putin sulla scena mondiale. Ha resistito, finora
con successo, a qualsiasi tentativo degli USA di ottenere un’azione punitiva
reale delle Nazioni Unite contro Iran, Corea del Nord e Sudan. Ha resistito a
ogni progresso del Kosovo verso l’indipendenza. Certo, su tali questioni le
posizioni russe erano quelle della Cina, quindi la Russia non sta da sola. Ma
negli anni ’90 prese di posizione politiche russe così forti e finora riuscite
non erano pensabili.
Poi ci sono i rapporti della
Russia con l’Europa. Si è opposta ai piani degli Stati Uniti di installare
strutture antimissile in Polonia e nella Repubblica ceca, e per la sua
posizione ha ricevuto appoggio (anche se riservato) dall’Europa occidentale. Ha
usato il controllo delle esportazioni di gas naturale e petrolio dalla stessa
Russia e dai paesi dell’Asia centrale e del Caucaso non solo per ottenere una
maggiore rendita (e quindi una maggiore potenza mondiale) per la Russia, ma più
o meno per imporre le sue condizioni all’Europa occidentale sui problemi
energetici.
Se un arbitro neutrale dovesse assegnare
dei punti alle azioni di Putin su qualche scala di conseguenze
positive/negative per la Russia, penso che un osservatore imparziale dovrebbe
dire che Putin come attore geopolitico è andato bene. Chiamatelo carisma,
chiamatelo come vi pare, la vittoria di Soči a Città del Guatemala
riflette questa valutazione positiva e la rinforza.
Immanuel Wallerstein
Traduttore: Luca Tombolesi
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