Fernand Braudel Center, Binghamton University
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222, 1 dicembre 2007
False scelte, o trappole mediatiche
Gli Stati Uniti stanno passando
attraverso due serie di dibattiti fra candidati alla presidenza, uno per i
democratici e uno per i repubblicani. Di solito sono dei giornalisti a
convocare questi dibattiti e a fare le domande, e i giornalisti cercano di
costringere i candidati a impegnarsi in scelte pretesamente difficili. Queste
scelte “difficili” vengono regolarmente
formulate (a volte in mala fede) in modo da essere trappole mediatiche.
Un tipico esempio si è verificato
il 14 novembre in un dibattito fra democratici moderato da Wolf Blitzer, che ha
posto la domanda “I diritti umani sono più importanti della sicurezza nazionale
americana?” Ovviamente la risposta che Blitzer stava imponendo era quella pseudopatriottica
che la sicurezza nazionale ha la precedenza su ogni altra cosa. Coraggiosamente
Richardson ha optato per i diritti umani. Ma Dodd, Biden e la Clinton hanno
detto tutti che era ovvio che la sicurezza nazionale era la prima
considerazione. E Obama ha detto che le due considerazioni sono complementari. Kucinich
è stato escluso dalle risposte.
Nessuno ha detto che la domanda
era assurda in due diversi sensi. Prima di tutto, era una domanda di politica
estera? O era una domanda di politica interna? Blitzer e i candidati hanno
presupposto che fosse una domanda di politica estera, al momento una domanda
sulla politica USA in Pakistan. Una persona ha cercato di spostare il discorso
sulla politica interna, ma non gli è stato permesso.
Sì, la domanda naturalmente è in
primo luogo sulla politica interna degli USA. George W. Bush si è
persistentemente impegnato nel ridurre i diritti umani negli Stati Uniti in
base all’argomento che qualcosa chiamata “sicurezza nazionale” lo richiede, e
che la sicurezza nazionale viene sempre per prima. La maggior parte dei
politici e dei candidati alla presidenza repubblicani sostiene con entusiasmo
questa posizione, e la maggior parte dei politici e dei candidati alla
presidenza democratici viene spinto con l’intimidazione a dirsi d’accordo, per
non sembrare deboli o poco patriottici.
Ma c’è una domanda ovvia alla
quale quasi nessuno fa allusione. Cos’è che la nazione sta cercando di
“salvaguardare”? La risposta standard, nelle rare occasioni in cui questa
domanda viene posta esplicitamente, è che la nazione sta cercando di
salvaguardare la “libertà” o i “diritti umani”, che gli Stati Uniti si dice
godano e che sono la fonte del suo orgoglio nazionale.
L’illogicità di cercare di
“salvaguardare” la libertà o i diritti umani diminuendo la libertà o i diritti
umani sembra sfuggire all’attenzione, come quando Wolf Blitzer ha posto la sua
domanda inutile, per non dire in mala fede. La risposta di Obama, che le due
sono complementari, è priva di senso. La risposta logicamente necessaria è che
è la libertà o i diritti umani che il governo, i media e il popolo dovrebbero
sempre cercare di “salvaguardare”. Non c’è nient’altro da salvaguardare. Certo
non è la “vita” che stiamo cercando di salvaguardare. Se fosse così, perché
dovremmo fare di Patrick Henry un eroe culturale americano per aver detto
“Datemi la libertà o datemi la morte”?
Se si pone questa pseudoquestione
come una domanda di politica estera, è ugualmente una trappola. Il governo
degli Stati Uniti, o qualsiasi governo, è in realtà in grado di “salvaguardare”
i diritti umani in Pakistan, o in qualsiasi altro paese? E se intraprende
azioni con questi presunti obiettivi, come risultato “salvaguarda” i diritti
umani in questi altri paesi?
La risposta chiara di cinquecento
anni di storia del sistema-mondo moderno è che interventi del genere hanno
occasionalmente dei risultati positivi, ma nella maggior parte dei casi
peggiorano la situazione, secondo qualsiasi misura a medio termine. L’invasione
dell’Iraq certamente fornisce una conferma di questa elementare osservazione. L’osservazione
storica fondamentale che possiamo fare sulla geopolitica del sistema-mondo
moderno è che le maggiori potenze quasi mai si sono impegnate in un’azione
interventista per una ragione diversa dalla preservazione della loro posizione
di potere e dei loro vantaggi a medio termine. La retorica che impiegano – che
parli di diritti umani o di sicurezza nazionale – è per la maggior parte vuota,
e viene usata principalmente per gettarci fumo negli occhi. Sfortunatamente
emettere fumo per accecarci nella maggior parte dei casi è una tattica che a
breve termine ha successo.
Immanuel Wallerstein
Traduttore: Luca Tombolesi
[Copyright di
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