Fernand Braudel Center, Binghamton University

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223, 15 dicembre 2007

 

Un grande capovolgimento? Il rapporto NIE sull’Iran



Il Director of National Intelligence of the United States ha pubblicato il 3 dicembre una versione non riservata di un rapporto, chiamato una National Intelligence Estimate (NIE), riguardante Iran e armi nucleari. Il New York Times lo ha salutato sui suoi titoli come un “grande capovolgimento”. Ha “capovolto” una precedente NIE fatta nel 2005. Ha segnalato uno spostamento nella politica ufficiale degli USA. Nel 2005 la NIE “valuta con elevata sicurezza che l’Iran è determinato a sviluppare armi nucleari.” Nel 2007 la NIE “giudica con elevata sicurezza che nell’autunno del 2003 Teheran ha arrestato il suo programma di armamenti nucleari.”

La maggior parte delle analisi di questo rapporto fatte dalla stampa e dal pubblico presumono che questa valutazione sia stata fatta dal Director of National Intelligence e che sia stata poi letta dall’amministrazione Bush e dal Congresso, che solo ora ne stanno tenendo conto. Alcuni lo hanno perfino chiamato un “colpo di stato” contro Bush e/o Cheney e i neocon. Io non credo affatto a questa sequenza di eventi. Ritengo che la valutazione sia già stata discussa all’interno dell’amministrazione Bush. Dopo tutto si dice che il rapporto sia stato scritto nientemeno che un anno fa. Credo che questo documento sia l’esito della discussione all’interno dell’amministrazione, che con la conoscenza e l’assenso di George W. Bush ha preso la decisione di pubblicarlo. Il rapporto non porterà a un capovolgimento. Segnala che il capovolgimento si è già verificato.

Che possiamo dedurre da questo? Possiamo dedurre che il lungo dibattito in corso fra la fazione che favoriva un’azione militare immediata contro l’Iran (Cheney e i suoi amici, il governo israeliano e i suoi amici) e la molto più grossa fazione che, per varie ragioni, pensava poco saggia un’azione del genere, si sia conclusa con la vittoria di quest’ultima. Non sono sorpreso da questo esito, poiché sostengo da tempo che all’interno dell’amministrazione USA la fazione contraria a una guerra immediata era molto più forte della fazione di Cheney, in particolare perché la fazione contraria a una guerra immediata include i Joint Chiefs of Staff [Stati maggiori riuniti delle forze armate USA].

Cosa accadrà adesso in relazione all’Iran? Probabilmente non molto. Russia, Cina e Germania già stavano molto ovviamente puntando i piedi su ulteriori sanzioni contro l’Iran. È improbabile che ce ne saranno. L’Iran ha persistito nel sostenere di avere il diritto di continuare lo sviluppo del suo programma di arricchimento dell’uranio, congelando allo stesso tempo il suo programma di sviluppo di armi nucleari. Per il momento continuerà a farlo.

Il fatto fondamentale che dovremmo tenere sempre presente è che l’attuale amministrazione USA ha tanta carne al fuoco – mantenere la sua presenza in Iraq, mantenere la sua presenza in Afghanistan, e preoccuparsi della possibilità molto reale del crollo dell’ordine in Pakistan. Perfino George W. Bush può valutare che il possibile sviluppo di armi nucleari iraniane fra un decennio non può prendere il posto di queste altre preoccupazioni come priorità.

Senza dubbio gli Stati Uniti conserveranno una facciata verbale di critica contro l’Iran. Si vedano i commenti pubblici del Presidente relativi al rapporto. Questa retorica è simile alla facciata verbale di favorire la creazione di uno stato palestinese entro la fine del 2008. Ma nessuno ci sta dando molta attenzione – nemmeno i candidati alla presidenza degli Stati Uniti (dei due partiti). Tali dichiarazioni sono solo questo – facciate verbali. Bush sta cadendo nello stanco modello di cercare di salvare la faccia mentre trascorre quello che senz’altro sarà un ultimo anno in carica poco felice.

Nel frattempo, nel mondo tutti stanno pensando a cosa dovrebbero fare in Medio Oriente dopo il 2009, con l’evento più probabile di un presidente democratico in carica negli Stati Uniti. A tutti sembrerebbe ovvio che, al momento, l’unico stato stabile in Medio Oriente è l’Iran. Certo l’Iran ha i suoi conflitti interni e la fazione di Ahmadinejad potrebbe benissimo perdere le prossime elezioni. Ma l’Iran – un potenza petrolifera, una potenza sciita, una potenza militare e demografica nella regione – è un attore importantissimo che va preso in considerazione. I paesi preferiranno avere l’Iran dalla loro parte piuttosto che contro di loro. L’Iran non scomparirà.

Nel tempo l’Iran ha fatto agli Stati Uniti varie offerte di accordo, proponendo di lavorare insieme sull’Iraq e su altri problemi. L’amministrazione Bush non ha neanche preso atto del gesto. Probabilmente per gli Stati Uniti ora è troppo tardi per concludere un accordo del genere – ma non è troppo tardi per la Cina o la Russia o anche per l’Europa occidentale. Non è troppo tardi perfino per Pakistan e Arabia Saudita, i due paesi il cui crollo scardinerebbe davvero la regione in modi che farebbero sembrare il fiasco iracheno un fastidio da poco.

In realtà a questo punto ho la sensazione che Condoleezza Rice e Robert Gates capiscano tutto questo meglio di Hillary Clinton o Barack Obama, ma forse no. In ogni caso, ho la sensazione che la NIE sia un modo elegante di dire: la dottrina Bush, Requiescat in pace!

Immanuel Wallerstein

Traduttore: Luca Tombolesi

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